Conti pubblici

Giorgetti: ipotesi su flat tax, salari e banche per il 2027

Prime proposte restano subordinate alle risorse disponibili; decisivi anche i vincoli europei.

Giorgetti: ipotesi su flat tax, salari e banche per il 2027

Il cantiere della Legge di Bilancio 2027 è ancora nella fase iniziale, ma dal ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti arrivano alcune indicazioni sulle misure che potrebbero essere inserite nella prossima manovra. Intervenendo l’8 settembre a un convegno, il titolare del MEF ha parlato di fisco, aumenti salariali, pensioni e del possibile contributo richiesto al settore bancario.

Le proposte non sono ancora misure definite. A determinare il perimetro della legge saranno soprattutto le risorse disponibili, insieme ai vincoli europei e al confronto politico nella maggioranza. Tra le ipotesi già circolate figurano l’estensione dell’aliquota IRPEF del 33 per cento ai redditi fino a 60.000 euro, la detassazione delle tredicesime e una flat tax incrementale.

Regime forfettario, possibile soglia a 100.000 euro

Uno dei dossier riguarda il regime forfettario per le partite IVA. Giorgetti ha aperto alla possibilità di innalzare il limite di reddito entro il quale si applica la flat tax, oggi fissato a 85.000 euro. L’obiettivo discusso da tempo è portare la soglia a 100.000 euro, mantenendo l’imposta sostitutiva del 15 per cento per chi possiede i requisiti previsti.

Il passaggio non sarebbe tuttavia automatico. Come riportato dall’ANSA, il ministro ha richiamato la necessità di superare un limite europeo da lui considerato ingiustificato, evidenziando quindi l’esigenza di un confronto con Bruxelles. L’eventuale aumento della soglia non può dunque essere considerato una misura già acquisita alla manovra: si tratta di un’ipotesi ancora da definire anche alla luce delle regole europee.

Agevolazioni sugli aumenti salariali e banche

Un altro possibile intervento riguarda la tassazione degli incrementi retributivi. Il ministro ha prospettato una tassazione agevolata sugli aumenti di stipendio, descritta come una sorta di flat tax, da collegare alla disponibilità delle imprese a riconoscere salari più elevati. L’attenzione sarebbe rivolta in particolare ai lavoratori più giovani.

L’obiettivo indicato è duplice: recuperare parte del potere d’acquisto eroso dall’inflazione e rendere più conveniente lavorare in Italia, contrastando la fuga di professionalità verso l’estero. Restano però da stabilire aliquota, soglie di reddito, beneficiari e modalità di applicazione. L’eventuale misura si inserirebbe nel percorso già avviato con gli interventi sulla fiscalità legata ai rinnovi contrattuali.

Più prudente è stata invece la posizione di Giorgetti sul possibile contributo a carico delle banche. La proposta prevede un prelievo del 5 per cento sugli utili del settore, con l’obiettivo di recuperare 2-3 miliardi di euro da destinare al sostegno di famiglie e imprese. Il ministro non ha però esplicitamente fatto propria questa soluzione e ha richiamato soprattutto il tema della concorrenza nel sistema bancario, considerata uno strumento per ridurre rendite di posizione ed extraprofitti.

Nel quadro delle ipotesi discusse rientra anche il capitolo pensioni, con il riferimento alla possibilità di un’uscita a 64 anni. Anche su questo fronte, tuttavia, non sono stati indicati dettagli operativi. Le decisioni finali dipenderanno dal confronto tra le diverse proposte e dalle coperture che il Governo riuscirà a individuare.