Il Correttivo Fiscale Omnibus 2026 è attualmente all’esame delle Camere e introduce importanti modifiche riguardanti i redditi e l’IVA. Tra le novità principali si segnalano interventi sui fringe benefit, sui familiari a carico, sulle imprese, sulle successioni e sull’imposta sul valore aggiunto.
Il Consiglio dei Ministri ha approvato, il 10 giugno 2026, uno schema di decreto legislativo che apporta disposizioni integrative e correttive in materia di imposte sui redditi, fiscalità internazionale, imposta sulle successioni e donazioni, accise e controlli fiscali. Questo intervento si inserisce nella riforma fiscale avviata con la legge del 9 agosto 2023, n. 111.
Il decreto, noto come decreto Correttivo Omnibus, ha proseguito il suo iter ed è diventato l’Atto del Governo n. 430, trasmesso alle Camere il 21 luglio 2026. Attualmente, è in fase di esame da parte delle Commissioni parlamentari competenti, che devono esprimere un parere obbligatorio prima dell’approvazione definitiva.
È importante notare che il provvedimento modifica anche il testo unico delle imposte sui redditi, approvato con il d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, senza coordinarsi con il nuovo Testo Unico delle Imposte sui Redditi, che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2027. Questo disallineamento tecnico è stato segnalato dagli uffici parlamentari e richiede attenzione nel prosieguo dell’iter legislativo.
Le novità per i lavoratori dipendenti e autonomi sono significative. In particolare, l’articolo 1 del decreto corregge un effetto indesiderato del precedente correttivo fiscale, il decreto legislativo 18 dicembre 2025, n. 192. Quest’ultimo aveva introdotto il requisito della convivenza per gli “altri familiari” ai fini delle agevolazioni di welfare aziendale, il che aveva portato a una perdita retroattiva di tali benefici per i lavoratori.
Con la nuova modifica, il requisito della convivenza viene eliminato per le norme fiscali che si riferiscono semplicemente ai familiari, mantenendolo solo per le norme che richiedono lo status di familiare fiscalmente a carico. Questa modifica avrà effetto dal periodo d’imposta 2025.
Inoltre, l’articolo 2 semplifica la tassazione dei fringe benefit per le auto aziendali concesse in uso promiscuo ai dipendenti. La nuova disciplina, che entrerà in vigore dal periodo d’imposta 2026, prevede una tassazione forfetaria basata sulle tabelle ACI, differenziata per tipologia di alimentazione del veicolo. Viene sostituito il criterio della prima immatricolazione con quello dell’anzianità del veicolo, applicando un aumento del 50% del valore imponibile a partire dal sesto anno di vetustà, anche se il veicolo viene riassegnato a un altro dipendente.
Infine, viene colmata una lacuna sulla tassazione degli accessori e degli allestimenti non valorizzati nelle tabelle ACI, che subiranno una maggiorazione forfetaria del 5%. Le somme addebitate al dipendente per l’uso del veicolo e degli accessori verranno scomputate dal valore imponibile complessivo.