La responsabilità amministrativa degli enti, disciplinata dal D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, continua a essere un tema di dibattito tra le difese aziendali e la giurisprudenza, in particolare riguardo alla prescrizione degli illeciti. Recentemente, la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26378 del 2026, ha ribadito un principio fondamentale: la prescrizione dell’illecito amministrativo è sospesa durante l’intero processo, fino al passaggio in giudicato della sentenza.
Questo meccanismo è diverso da quello penale, in quanto non prevede un termine massimo invalicabile. È cruciale per le aziende comprendere come funziona la prescrizione, poiché da essa dipende la possibilità di vedere estinta la pretesa sanzionatoria.
Il caso specifico
Il caso esaminato dalla Corte riguardava una società agricola accusata di indebita percezione di contributi comunitari tra il 2007 e il 2012. L’accusa sosteneva che la società avesse dichiarato falsamente la disponibilità di terreni e conferimenti di tabacco non riconducibili a coltivazioni effettive. Sia il Tribunale di Avellino che la Corte di Appello di Napoli avevano confermato la responsabilità dell’ente, basandosi su prove testimoniali e documentali.
La società ha quindi presentato ricorso per cassazione, lamentando un vizio di motivazione e la violazione dell’art. 22 del D.Lgs. n. 231/2001, chiedendo la dichiarazione di prescrizione per le annualità 2007 e 2008.
La decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo infondati entrambi i motivi. Ha sottolineato che la sentenza impugnata aveva adeguatamente motivato la responsabilità dell’ente e che il ricorso non presentava un reale vizio motivazionale, ma richiedeva una rivalutazione del merito, non consentita in sede di cassazione.
In merito alla prescrizione, la Corte ha chiarito che il termine quinquennale decorre dalla consumazione del reato-presupposto e che la contestazione dell’illecito è l’unico atto interruttivo rilevante. Da quel momento, la prescrizione resta sospesa fino al giudicato, senza limiti massimi alle interruzioni.
Questa sentenza rappresenta un’importante conferma della distinzione tra responsabilità amministrativa e penale, evidenziando la necessità per le aziende di gestire con attenzione i rischi legati a possibili illeciti.