L’Agenzia delle Entrate ha recentemente chiarito che il regime forfettario di 16 euro per gli atti telematici si applica esclusivamente ai provvedimenti della Pubblica Amministrazione e non ai contratti privati. Questo chiarimento è stato fornito attraverso la Risposta n. 153/2026, in risposta a un dubbio applicativo riguardante le modalità di calcolo dell’imposta di bollo per gli atti formati e rilasciati in via telematica.
Il tema riguarda due categorie di documenti: gli atti e provvedimenti amministrativi, che includono l’assegnazione di concessioni, e i contratti, che formalizzano il rapporto tra le parti. La normativa prevede che per gli atti amministrativi rilasciati telematicamente, l’imposta di bollo sia fissa a 16 euro, indipendentemente dalla lunghezza del documento. Tuttavia, per i contratti e le scritture private, non è prevista alcuna deroga, e pertanto l’imposta deve essere calcolata per ogni foglio di quattro facciate, applicando il costo di 16 euro per ogni foglio utilizzato.
Il chiarimento dell’Agenzia delle Entrate sottolinea che questa distinzione è fondamentale per le amministrazioni concedenti e per i soggetti privati coinvolti nei procedimenti di assegnazione di concessioni. Infatti, in un procedimento che genera sia un provvedimento amministrativo sia un contratto, è necessario applicare due criteri di calcolo differenti. Mentre l’imposta per il provvedimento amministrativo rimane fissa, quella per il contratto può risultare significativamente più alta se il documento è articolato su più fogli.
Questa situazione implica che chi redige i documenti deve prestare particolare attenzione al calcolo dell’imposta di bollo, evitando di applicare erroneamente il regime forfettario ai contratti, che non rientrano nel perimetro della normativa specifica per gli atti della Pubblica Amministrazione. È quindi essenziale mantenere una chiara distinzione tra i due tipi di atti per garantire una corretta applicazione delle normative fiscali.
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