I contributi pubblici destinati alle imprese per sostenere costi relativi a studi e ricerche subiranno un cambiamento significativo a partire dal 2026. Infatti, lo schema di decreto legislativo correttivo Omnibus prevede che tali contributi non saranno più tassati integralmente nell’anno in cui vengono incassati. Questa modifica, che interviene sull’articolo 108, comma 3, del TUIR, elimina il rinvio alla disciplina dei contributi in conto capitale, come stabilito nell’articolo 88.
Se la modifica sarà confermata, dal periodo d’imposta 2026, per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare, il trattamento fiscale dei contributi sarà determinato in base alla loro natura. Di regola, seguirà il principio di competenza e l’imputazione contabile. Questo cambiamento rappresenta un passo importante verso una maggiore coerenza tra il trattamento fiscale e quello civilistico.
Attuale tassazione dei contributi
Attualmente, i contributi corrisposti dallo Stato o da altri enti pubblici per costi di studi e ricerche sono trattati come contributi in conto capitale. Secondo l’articolo 108, comma 3, del TUIR, i contributi incassati a partire dal periodo d’imposta 2024 concorrono interamente alla formazione del reddito nell’esercizio in cui vengono percepiti, seguendo il principio di cassa. Questo significa che la tassazione avviene indipendentemente dalla natura contabile del contributo.
Modifiche introdotte dal decreto Omnibus
Il decreto legislativo n. 192/2024 ha eliminato la possibilità di rateizzare i contributi in conto capitale a partire dall’esercizio dell’incasso. La facoltà di ripartire la tassazione è rimasta, in via transitoria, solo per i contributi incassati entro il periodo d’imposta 2023. Secondo la Relazione illustrativa dello schema di decreto Omnibus, l’applicazione automatica del principio di cassa ai contributi per studi e ricerche crea un disallineamento rispetto alla loro rappresentazione in bilancio, che segue il principio di competenza. L’obiettivo della modifica è quindi quello di avvicinare il trattamento fiscale a quello civilistico, in linea con i criteri della legge delega per la riforma fiscale.
In sintesi, i contributi per studi e ricerche, a partire dal 2026, saranno soggetti a un nuovo regime fiscale che mira a garantire una maggiore coerenza e chiarezza nella loro gestione contabile e fiscale. Questo cambiamento potrebbe incentivare le imprese a investire di più in ricerca e sviluppo, contribuendo così alla crescita economica del paese.