Le principali aziende siderurgiche del territorio hanno sottoscritto accordi di fornitura con 12 realtà agricole locali per complessivi 34 milioni di metri cubi all’anno di biometano. Il volume coprirà circa il 18% del fabbisogno annuo di metano delle imprese coinvolte, una quota equivalente ai consumi di 35-40mila abitazioni in dodici mesi.
L’iniziativa è stata coordinata da Confindustria Brescia e Ramet, realtà che riunisce 22 aziende metallurgiche per lo studio e il monitoraggio dell’impatto delle attività produttive sugli ambienti di lavoro e sul territorio, in collaborazione con il Consorzio Italiano Biogas. Gli accordi coinvolgono le acciaierie Feralpi Group, Alfa Acciai, Duferco, Industrie Riunite Odolesi, Ori Martin e Ferriera Valsabbia, oltre a Raffmetal, produttrice di leghe di alluminio in colata continua.
Un progetto nato nel 2025
Il percorso è partito nel marzo 2025, quando Confindustria Brescia e Cib hanno firmato un accordo per promuovere l’impiego del biometano nel comparto metallurgico, nell’ambito del progetto Green Metals Brescia. L’obiettivo è costruire una filiera corta e ridurre l’esposizione delle imprese alle oscillazioni internazionali del prezzo del gas, utilizzando una risorsa ottenuta dagli scarti agricoli.
Nel marzo 2026 Acciaierie di Calvisano, società del gruppo Feralpi, ha formalizzato con AB Ambiente, società agricola del Gruppo AB, il primo accordo per la fornitura di biometano locale. Successivamente si sono aggiunti gli altri contratti, collegando produttori agricoli e consumatori industriali all’interno dello stesso circuito territoriale.
Secondo Simone Zanolini, amministratore delegato di Ramet, il progetto rappresenta un passaggio nel percorso di decarbonizzazione dell’industria e può offrire un modello replicabile anche in altri territori. Per i settori difficili da decarbonizzare, ha spiegato, il biometano consente di sostituire progressivamente il gas fossile senza modifiche radicali agli impianti esistenti.
Accordi fino a 15 anni
Zanolini ha inoltre stimato in circa 5 milioni di euro all’anno il controvalore delle quote di CO2 risparmiate grazie all’insieme dei contratti, con un beneficio ripartito in parti uguali tra produttori e consumatori. Gli accordi hanno una durata iniziale di cinque anni e possono essere rinnovati per tre periodi, arrivando a un orizzonte potenziale di 15 anni. L’obiettivo indicato da Ramet è consolidare e ampliare progressivamente il modello.