Sentenza fiscale

Sponsorizzazioni sportive, deduzione piena entro 200mila euro

La Suprema Corte fissa i requisiti per qualificare i costi come pubblicità e non come rappresentanza.

Sponsorizzazioni sportive, deduzione piena entro 200mila euro

La Cassazione, con l’ordinanza n. 21643/2026, ha chiarito il trattamento fiscale delle somme versate dalle imprese per sponsorizzare associazioni e società sportive dilettantistiche. In presenza di determinati requisiti, questi costi sono qualificati come spese pubblicitarie e beneficiano di una presunzione legale assoluta, fino al limite di 200.000 euro.

La pronuncia nasce dal caso di una società che aveva sostenuto costi per la sponsorizzazione di un’Asd. L’Agenzia delle Entrate aveva riqualificato gli importi come spese di rappresentanza, richiamando l’articolo 108, comma 2, del Tuir e riconoscendo quindi soltanto una deducibilità parziale.

Le Corti tributarie di merito avevano escluso la correttezza della riqualificazione operata dal Fisco, ma avevano comunque confermato una parte dell’indeducibilità. La decisione era stata motivata con la presunta scarsa effettività delle prestazioni e con valutazioni di antieconomicità dei costi sostenuti.

I requisiti indicati dalla Cassazione

La società ha quindi presentato ricorso in Cassazione, contestando sia la mancata considerazione della documentazione relativa alle attività svolte, sia la valutazione sull’eccessiva onerosità e sulla possibile sovrafatturazione. I giudici hanno accolto il ricorso e hanno ribadito l’applicazione dell’articolo 90, comma 8, della legge n. 289/2002.

La presunzione legale assoluta opera quando ricorrono congiuntamente alcune condizioni: il soggetto sponsorizzato deve essere una compagine sportiva dilettantistica; l’importo deve rispettare il limite di 200.000 euro; l’iniziativa deve puntare a promuovere l’immagine o i prodotti dello sponsor; l’associazione deve svolgere una specifica attività promozionale.

Quando questi presupposti sono presenti, il costo non può essere riqualificato come spesa di rappresentanza e non possono essere formulate contestazioni fondate sulla sua antieconomicità. La Cassazione ha così riconosciuto la piena deducibilità delle spese di sponsorizzazione sostenute entro il limite previsto dalla norma.

Pubblicità e rappresentanza, le differenze

L’ordinanza richiama anche la distinzione tra le due categorie di oneri. Le spese di rappresentanza sono collegate a iniziative destinate ad accrescere il prestigio e l’immagine dell’impresa, secondo la disciplina del Tuir. Le spese di pubblicità e sponsorizzazione, invece, sono sostenute per promuovere direttamente prodotti, marchi, servizi o attività dell’impresa.

Per le sponsorizzazioni in favore di Asd e Ssd, il rispetto dei requisiti stabiliti dalla legge comporta dunque la qualificazione automatica del costo come pubblicitario. La pronuncia limita in questo modo la possibilità di una diversa valutazione da parte dell’amministrazione finanziaria e dei giudici tributari.