Nei primi quattro mesi del 2026, spostare una parte dei consumi elettrici dalle fasce orarie più costose alle ore centrali della giornata avrebbe consentito di ridurre la spesa dal 5% fino a quasi il 69%. Il risparmio massimo stimato arriva a 59 euro al MWh.
Secondo le stime di Flexit, una riduzione aggregata della domanda compresa tra 2 e 5 GW, pari a circa il 5-10% del carico italiano, potrebbe inoltre incidere sul Pun, il prezzo unico nazionale all’ingrosso. Nelle ore interessate, il calo potrebbe arrivare a 30-50 euro al MWh, con una riduzione nell’ordine del 10-30%.
Le valutazioni riguardano l’effetto della flessibilità della domanda sui mercati elettrici all’ingrosso. Flexit è una nuova associazione italiana, collegata al gruppo europeo SmartEn, che riunisce aziende attive come retailer, aggregatori e produttori di tecnologie. Tra i soggetti citati figurano Enel, Octopus Energy, Energy Pool, Ariston e Ntt Data.
«C’è l’urgenza di attivare questo potenziale, soprattutto nell’attuale contesto di ricerca di soluzioni rapide per ridurre le bollette energetiche per le famiglie e per le imprese», ha spiegato Michael Villa, presidente di Flexit e direttore generale di SmartEn. Nel frattempo, il prezzo dell’elettricità misurato dal Pun Index Gme ha raggiunto 224 euro al MWh, un livello che non si registrava da dicembre 2022.
Come funziona la flessibilità della domanda
La flessibilità dal lato della domanda, indicata anche con l’espressione inglese demand-side flexibility o con l’acronimo Dsf, è la capacità dei consumatori di reagire a segnali esterni modificando dinamicamente la produzione e il consumo di energia. L’adattamento può avvenire individualmente oppure con il supporto di operatori di mercato, come retailer e aggregatori.
Questi consumatori vengono definiti flexumer. Possono ridurre il costo della propria bolletta sfruttando la variabilità dei prezzi giornalieri attraverso tariffe elettriche dinamiche. L’effetto più rilevante, però, si avrebbe quando più utenti coordinano i propri comportamenti, spostando grandi volumi di domanda e contribuendo ad appiattire i picchi di consumo.
Una domanda distribuita in modo più uniforme nel corso della giornata potrebbe favorire l’utilizzo di tecnologie meno costose e, di conseguenza, contribuire alla riduzione complessiva del prezzo all’ingrosso. La flessibilità aiuterebbe anche a limitare il rischio di curtailment, cioè il taglio della produzione da fonti rinnovabili quando l’offerta supera la domanda.
Nel 2025 il fenomeno è aumentato, pur restando contenuto in Italia: sono stati fermati 640 GWh di energia eolica su 21 TWh prodotti e 162 GWh di energia solare su 44 TWh. La gestione più dinamica dei consumi potrebbe infine sostenere il sistema nei momenti di maggiore richiesta e contribuire a gestire i picchi di carico.