Il metodo del Discounted Cash Flow (DCF) è uno degli approcci più utilizzati per la valutazione delle aziende. Questo metodo si basa sull’attualizzazione dei flussi di cassa futuri, con l’idea che il valore di un’azienda sia tanto più elevato quanto maggiore è la sua capacità di generare liquidità nel tempo.
Il valore di un’azienda dipende da tre fattori principali: l’ammontare dei flussi di cassa, la loro distribuzione temporale e il tasso di attualizzazione, che riflette il rischio associato. Nella prassi applicativa, si distinguono due approcci principali: il Equity Side, che attualizza i flussi disponibili per gli azionisti, e il Firm Side (unlevered), che attualizza il Free Cash Flow to Firm (FCFF) utilizzando il WACC (costo medio ponderato del capitale). Questo secondo modello è il più comune, poiché consente di determinare l’Enterprise Value, da cui si ottiene il valore del capitale netto sottraendo la Posizione Finanziaria Netta (PFN).
Influenza di OPEX e CAPEX sulla valutazione
Una distinzione fondamentale nel DCF è quella tra Operating Expenditure (OPEX) e Capital Expenditure (CAPEX). Gli OPEX rappresentano i costi operativi che influenzano la redditività corrente e, quindi, il cash flow operativo. Esempi di OPEX includono materie prime, utenze, canoni di locazione e costi del personale. Al contrario, i CAPEX sono i costi sostenuti per l’acquisizione di immobilizzazioni materiali e immateriali, come macchinari e software, e riducono direttamente il free cash flow disponibile.
Questa distinzione ha un impatto significativo sulla valutazione. Un’azienda con OPEX contenuti può mostrare margini elevati, ma se ha bisogno di CAPEX ricorrenti molto alti, il valore economico risultante dal DCF potrebbe essere deludente. Al contrario, OPEX elevati ma CAPEX modesti possono consentire di convertire una quota maggiore dei risultati operativi in liquidità.
Dal margine ai flussi monetari
Il DCF richiede di passare dalla redditività operativa ai flussi monetari effettivamente disponibili. Non basta osservare l’EBITDA o l’EBIT; è necessario considerare quanto capitale circolante netto (CCN) viene assorbito e gli investimenti operativi (CAPEX). La formula del Free Cash Flow to Firm (FCFF) è: FCFF = EBIT – Imposte sul reddito operativo + Ammortamenti e altre componenti non monetarie ± Variazione del Capitale Circolante Netto – CAPEX netto.
È utile distinguere tra CAPEX di mantenimento, che servono a mantenere la capacità produttiva dell’azienda, e CAPEX di sviluppo, che mirano a espandere l’attività. Una sottostima dei CAPEX di mantenimento può portare a una sovrastima del FCFF e, di conseguenza, del valore dell’azienda.