Emergenza ambientale

Italia in crisi idrica: prelievi d’acqua ai massimi storici

Il report di Italy for Climate evidenzia l'allerta per la crisi idrica in Italia.

Italia in crisi idrica: prelievi d’acqua ai massimi storici

Il nesso tra cambiamento climatico, crisi idrica ed eventi meteo estremi è sempre più evidente. Questo è quanto emerge dal rapporto “Troppa o troppo poca. L’acqua in Italia in un clima che cambia”, presentato il 5 giugno, in occasione della giornata mondiale dell’ambiente, durante la Venice Climate Week 2026, realizzato da Italy for Climate, il centro studi su clima ed energia della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.

L’Italia si sta riscaldando a una velocità superiore alla media globale, con un incremento di 2°C negli ultimi 50 anni. Questo fenomeno intensifica sia i periodi di siccità che le bombe d’acqua e le alluvioni. Nel 2025, sono state registrate 1.670 grandinate e piogge intense, rispetto alle 660 del 2019. Tra il 1980 e il 2024, i danni causati da eventi estremi hanno raggiunto i 145 miliardi di euro, con un’accelerazione significativa negli ultimi anni.

Il contesto rimane quello di stress idrico: l’Italia preleva il 27% dell’acqua disponibile, superando la soglia di allerta del 20% insieme a Malta, Cipro e Spagna. Con 36 miliardi di metri cubi prelevati nel 2023, l’Italia detiene il record di prelievi in Europa, superando Spagna (33), Francia (26) e Germania (24). Questo consumo elevato si concentra in agricoltura, usi civili e industria, mentre i ghiacciai continuano a scomparire. Attualmente, la disponibilità di acqua pro capite in Italia è circa la metà della media europea, con un calo del 20% rispetto a un secolo fa.

Riutilizzo e adattamento

La crisi climatica in corso genera, con variabilità territoriali e stagionali, rilevanti pericoli sia di siccità sia di inondazioni. Per aumentare la resilienza e ridurre la vulnerabilità verso questi pericoli, è necessario un cambio di modello nella gestione della risorsa idrica. Questo implica passare da un uso lineare dell’acqua a uno circolare, puntando al risparmio idrico in tutti i settori, al rinnovo delle reti per ridurre le dispersioni, al riuso irriguo delle acque affinate e alla raccolta delle acque piovane. Inoltre, servono misure strutturali di adattamento, come fermare la cementificazione e aumentare le aree di espansione e rispristino delle fasce fluviali e delle aree umide.

I rischi diretti

In Italia, i mutamenti indotti dal riscaldamento globale sull’acqua sono preoccupanti. Un Mediterraneo sempre più caldo comporta rischi diretti per la biodiversità, evidenziati dall’aumento delle specie aliene, e per le coste e le città costiere, minacciate dall’innalzamento del livello del mare. Sulla terraferma, si osserva il paradosso della troppa o troppo poca acqua: precipitazioni intense mettono a rischio la vita di milioni di persone, soprattutto nel nord Italia, mentre temperature elevate e assenza di pioggia nei mesi estivi minacciano le regioni meridionali, dove i razionamenti nell’erogazione dell’acqua stanno diventando una nuova normalità.