Rapporto tributario

Fisco, il Parlamento chiede limiti più chiari agli accertamenti

Le proposte del Senato riguardano utili extracontabili, deduzioni pluriennali e criteri per il valore normale

Fisco, il Parlamento chiede limiti più chiari agli accertamenti

Le Commissioni parlamentari chiedono al Governo di rivedere alcune regole sugli accertamenti fiscali. Le osservazioni della Commissione Finanze del Senato sullo schema di Decreto Omnibus non sono ancora vincolanti, ma indicano la volontà di intervenire su temi discussi da tempo tra Amministrazione finanziaria, contribuenti, dottrina e giurisprudenza.

Tra gli obiettivi indicati figura un maggiore equilibrio nel rapporto tra Fisco e contribuente, con presupposti più definiti e una tutela più chiara del diritto di difesa. Le proposte riguardano, in particolare, gli utili extracontabili delle società con una compagine sociale ristretta, i termini per l’accertamento dei costi pluriennali e la disciplina del valore normale di beni e servizi.

Utili extracontabili, possibile revisione della presunzione

Il primo intervento riguarda le società a ristretta base partecipativa. Secondo l’orientamento consolidato dell’Amministrazione finanziaria e della giurisprudenza, quando il numero dei soci è particolarmente limitato, il maggior reddito accertato in capo alla società può essere considerato presuntivamente distribuito ai soci in proporzione alle quote possedute.

La Suprema Corte ha confermato questa impostazione in diverse pronunce, valorizzando il rapporto fiduciario e la condivisione delle informazioni che normalmente caratterizzano le compagini con pochi partecipanti. Proprio il trasferimento automatico del maggior reddito dalla società ai soci è però oggetto di critiche, perché rischia di avvicinare le società di capitali ai regimi di trasparenza fiscale senza una specifica previsione normativa.

La Commissione auspica quindi una delimitazione più precisa dei presupposti della presunzione, con criteri più rigorosi sia per l’imputazione degli utili sia per la prova contraria che i soci possono fornire. L’obiettivo è ridurre gli automatismi e preservare in modo più efficace il diritto di difesa.

Costi pluriennali, termini collegati alla prima deduzione

Un’altra richiesta riguarda i componenti negativi pluriennali. La proposta è di far decorrere i termini di accertamento dal periodo d’imposta nel quale il costo è stato dedotto per la prima volta, anziché da ogni annualità in cui viene portata in deduzione una quota dello stesso componente.

La modifica segnerebbe una discontinuità rispetto alla sentenza n. 8500 del 25 marzo 2021 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, secondo cui ogni quota annuale costituisce un autonomo presupposto per il controllo. L’attuale impostazione può consentire contestazioni molti anni dopo l’origine della deduzione e obbligare i contribuenti a conservare la documentazione per periodi molto lunghi, in alcuni casi superiori a 30 anni per gli immobili.

Se recepita, l’osservazione parlamentare ricondurrebbe il potere di accertamento entro limiti temporali più prevedibili, collegando le riprese alla prima dichiarazione in cui il costo produce effetti fiscali. Restano attese le valutazioni del Governo e l’eventuale approvazione definitiva del provvedimento.