Siderurgia

Rilancio dell’ex Ilva: 8 italiani su 10 dicono no alla chiusura

Un'indagine rivela che la maggioranza degli italiani è contraria alla chiusura dell'ex Ilva.

Rilancio dell’ex Ilva: 8 italiani su 10 dicono no alla chiusura

Un recente sondaggio condotto da Federmeccanica e Confindustria Taranto ha rivelato che l’ex Ilva deve essere rilanciata e che la sua proprietà deve rimanere in Italia. Tra le 1.200 persone intervistate dal 27 aprile al 4 maggio, il 73,9% degli interpellati ha espresso questa opinione, con un 68,4% di pugliesi favorevoli al mantenimento dell’asset nazionale.

Solo il 9,8% degli intervistati è favorevole a una ripartenza con investitori stranieri, mentre l’11,8% sostiene una chiusura gestita a livello nazionale e il 4,5% è per la chiusura e la cessione a soggetti esteri. In sostanza, 8 italiani su 10 e 8 pugliesi su 10 sono convinti che sia necessario un rilancio dell’acciaieria, mantenendo il controllo italiano.

Preoccupazioni per l’occupazione e l’industria nazionale

Federmeccanica ha commentato che il “sentimento prevalente” è una forte opposizione alla dismissione dell’impianto. Il 78,5% degli italiani è consapevole che la produzione di acciaio è fondamentale per la sopravvivenza dell’industria nazionale. Inoltre, il 70,8% teme che una maggiore produzione in Paesi come Cina e India aumenterebbe la dipendenza dell’industria italiana, mentre il 77,1% è preoccupato per l’impatto occupazionale diretto e indiretto di una eventuale chiusura.

Simone Bettini, presidente di Federmeccanica, ha sottolineato l’importanza strategica dell’ex Ilva per il Paese, auspicando che rimanga di proprietà italiana. Ha affermato che se lo Stato possiede l’energia e il gas, dovrebbe anche avere il controllo dell’acciaio. Bettini ha anche evidenziato la necessità di giungere a una conclusione sulla cessione della società, dopo due anni di amministrazione straordinaria e due gare di vendita, con l’ultima ancora aperta.

Impatto ambientale e costi futuri

Un altro dato interessante emerso dall’indagine è che l’80,5% degli intervistati non è a conoscenza che, secondo Legambiente, Taranto ha uno dei valori più bassi di polveri sottili tra i capoluoghi pugliesi. Bettini ha avvertito che l’introduzione di nuove normative potrebbe portare a un aumento dei costi dell’acciaio, mettendo a rischio le imprese italiane per l’export. Questo potrebbe creare una situazione di concorrenza sleale, poiché le acciaierie in altre parti d’Europa non affrontano le stesse imposizioni fiscali e ambientali.

Salvatore Toma, presidente di Confindustria Taranto, ha espresso fiducia nel fatto che la Nazione riconosca l’importanza strategica di questo stabilimento per gli imprenditori italiani, sperando che anche il Governo ne prenda coscienza.