Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge di Bilancio 2027, che contiene anche una modifica al regime forfettario. Secondo le anticipazioni diffuse dal Governo, la soglia per l’accesso ai fini delle imposte sui redditi dovrebbe passare da 85.000 a 100.000 euro. Il testo definitivo della disposizione, tuttavia, non è ancora disponibile e la misura dovrà affrontare l’iter parlamentare.
Se la modifica sarà confermata con decorrenza dal 1° gennaio 2027, per verificare l’accesso dovrebbe essere necessario considerare ricavi e compensi dell’anno precedente, cioè quelli conseguiti nel 2026. Un professionista che nell’anno in corso abbia incassato 95.000 euro, per esempio, oggi supererebbe il limite di 85.000 euro e non potrebbe applicare il regime nell’anno successivo. Con la nuova soglia, invece, potrebbe rientrare nel forfettario per le imposte dirette, sempre a condizione che siano rispettati tutti gli altri requisiti previsti dalla legge.
Il nuovo limite per le imposte sui redditi
Il regime, disciplinato dalla legge n. 190 del 2014, consente di determinare il reddito attraverso i coefficienti di redditività previsti per le diverse attività e di applicare un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle relative addizionali. L’aliquota ordinaria è del 15%, mentre può scendere al 5% nei casi stabiliti dalla normativa.
La verifica dei ricavi e dei compensi avviene generalmente secondo il criterio di cassa. Per gli imprenditori che nell’anno precedente hanno adottato la contabilità ordinaria, invece, rileva il criterio di competenza. L’aumento del limite potrebbe consentire a professionisti, lavoratori autonomi e piccoli imprenditori oggi esclusi per il superamento della soglia di accedere al sistema agevolato, ma la convenienza deve essere valutata caso per caso. Occorre infatti considerare le spese sostenute, i contributi previdenziali e le detrazioni disponibili nel regime ordinario.
Il limite IVA resta a 85.000 euro
L’innalzamento a 100.000 euro non comporterebbe automaticamente un’estensione dell’esenzione IVA. Il comunicato del Governo precisa che, in attesa dell’autorizzazione dell’Unione europea, per la franchigia IVA resterebbe il limite di 85.000 euro. La disciplina comunitaria sulle piccole imprese, richiamata dall’articolo 284 della direttiva 2006/112/CE, fissa infatti a questa cifra il limite massimo per la franchigia nazionale.
Potrebbero quindi convivere due soglie: fino a 85.000 euro, l’applicazione del regime agevolato ai fini delle imposte sui redditi e, se ricorrono le condizioni, l’esenzione IVA; tra 85.000 e 100.000 euro, la possibile tassazione forfettaria dei redditi senza il beneficio automatico della franchigia IVA. Per superare il limite europeo sarebbe necessaria una specifica deroga.
Resta infine da verificare la disciplina relativa ai redditi da lavoro dipendente o assimilati, che rappresentano una causa ostativa salvo le eccezioni previste. Per il 2026 il limite è stato fissato a 35.000 euro, rispetto alla soglia ordinaria di 30.000 euro. In assenza di una nuova proroga, per l’accesso nel 2027 il limite potrebbe quindi tornare a 30.000 euro. L’aumento dei ricavi e compensi non eliminerebbe, dunque, le altre condizioni di accesso e le cause di esclusione. Sarà il testo definitivo del disegno di legge a chiarire anche il coordinamento con i limiti di fuoriuscita dal regime.