Fisco e imprese

CPB 2026-2027, vantaggi e rischi per i contribuenti

Le novità del decreto incidono su rinnovi, sanatorie, decadenza e scadenze

CPB 2026-2027, vantaggi e rischi per i contribuenti

Il Concordato preventivo biennale 2026-2027 entra in una nuova fase dopo le modifiche introdotte dal D.Lgs. 148/2026. Il provvedimento interviene sui benefici per chi rinnova l’adesione, sulle cause di esclusione e decadenza e introduce un ravvedimento speciale per alcuni periodi d’imposta pregressi. La metodologia per il biennio è stata approvata con decreto MEF dell’11 maggio 2026.

La convenienza dell’adesione dipende soprattutto dal rapporto tra il reddito effettivo e quello concordato. Se il risultato economico conseguito è superiore alla proposta, l’eccedenza non rileva, secondo il meccanismo del concordato, ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP. Restano comunque fermi gli obblighi dichiarativi e contabili. Il meccanismo può quindi risultare interessante per chi prevede un miglioramento dei risultati nel 2026 e nel 2027.

Le condizioni da valutare prima del rinnovo

Nel corso di Telefisco 2026 sono state indicate alcune situazioni che possono portare a rivalutare l’adesione. Tra queste rientrano un 2025 peggiore rispetto agli anni precedenti, una previsione di reddito 2026 sensibilmente più elevata, il venir meno di una causa di esclusione presente nel 2024 e il superamento, nel 2025, di 100.000 euro di ricavi o compensi dopo un periodo in regime forfettario.

La valutazione può inoltre essere influenzata dall’interesse per il ravvedimento speciale sugli anni pregressi, dalla volontà di ridurre il rischio di inserimento nelle liste selettive per i controlli e dai nuovi benefici riconosciuti a chi rinnova. L’adesione consente di accedere al regime premiale ISA; tra gli effetti indicati rientra anche l’anticipazione di due anni dei termini di accertamento. Per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, la scadenza è fissata al 31 ottobre 2026.

Il ravvedimento speciale è collegato al rinnovo del concordato. Chi ha aderito al CPB 2024-2025 e rinnova per il 2026-2027 può accedere, alle condizioni previste, alla regolarizzazione di uno o più periodi d’imposta compresi tra il 2020 e il 2023. Il versamento potrà essere effettuato dal 1° gennaio al 15 marzo 2027, in un’unica soluzione o attraverso la prima rata prevista. La copertura rispetto agli accertamenti non è tuttavia assoluta: alcuni atti notificati prima del pagamento possono impedire il perfezionamento della procedura.

Decadenza e principali rischi

Il D.Lgs. 148/2026 modifica anche la disciplina delle dichiarazioni integrative. La loro presentazione non determina più automaticamente la decadenza dagli effetti del concordato, anche quando l’impatto sulla proposta supera il 30%. L’intervento del contribuente, eventualmente tramite ravvedimento operoso, comporta però l’aggiornamento della proposta e degli importi concordati.

Il principale elemento di rischio riguarda il caso in cui il reddito effettivo sia inferiore a quello concordato: in linea generale, il contribuente continua a essere tassato sul reddito oggetto dell’accordo. Inoltre, il 2027 può risultare più difficile da stimare rispetto al 2026. Il CPB non determina direttamente l’IVA dovuta e, per chi dispone già di un punteggio ISA elevato, alcuni benefici premiali possono essere disponibili anche senza aderire.

La scelta deve quindi essere basata sul confronto tra il reddito concordato, le previsioni realistiche per i due anni, il punteggio ISA, l’eventuale accesso al ravvedimento speciale e i vantaggi previsti per il rinnovo. La convenienza, come evidenziato a Telefisco, non è automatica e va verificata in relazione alle prospettive concrete dell’attività.