Giurisprudenza

Corte UE conferma equo compenso per editori contro META

La Corte di Giustizia dell'UE conferma le norme italiane sull'equo compenso per editori.

Corte UE conferma equo compenso per editori contro META

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con la sentenza del 12 maggio 2026 nella causa C-797/23, ha affrontato uno dei temi più discussi degli ultimi anni nel rapporto tra piattaforme digitali ed editori: il diritto all’equo compenso per l’utilizzo online delle pubblicazioni giornalistiche.

Questa decisione è il risultato di un contenzioso promosso da Meta Platforms Ireland contro AGCOM, in relazione alla disciplina italiana introdotta dall’articolo 43-bis della Legge n. 633/1941, che ha recepito l’articolo 15 della Direttiva UE 2019/790 sul diritto d’autore nel mercato unico digitale. Secondo la normativa italiana, gli editori hanno diritto a ricevere un compenso equo quando le loro pubblicazioni vengono utilizzate da prestatori di servizi di comunicazione come piattaforme online e servizi di rassegna stampa.

Il ricorso di META contro AGCOM

Nel caso concreto, Meta aveva impugnato davanti al TAR Lazio la delibera AGCOM n. 3/23/CONS, adottata per definire i criteri di determinazione dell’equo compenso dovuto agli editori. Secondo la società irlandese, la normativa italiana avrebbe superato i limiti previsti dalla direttiva europea, trasformando i diritti esclusivi degli editori in un vero e proprio obbligo di remunerazione.

Meta contestava anche diversi obblighi imposti ai prestatori di servizi digitali, come l’avvio obbligatorio delle trattative con gli editori, il divieto di ridurre la visibilità dei contenuti durante la negoziazione e l’obbligo di fornire dati economici e informativi ad AGCOM e agli editori stessi. La società riteneva che tali misure comprimessero eccessivamente la libertà contrattuale e la libertà d’impresa prevista dall’articolo 16 della Carta dei diritti fondamentali UE.

La decisione della Corte UE

Il giudice amministrativo italiano ha quindi chiesto alla Corte di Giustizia se tali disposizioni fossero compatibili con il diritto dell’Unione europea, con particolare riferimento all’articolo 15 della Direttiva UE 2019/790 e ai principi di proporzionalità e libertà d’impresa. La Corte ha confermato la compatibilità della normativa italiana con il diritto europeo, chiarendo il margine di intervento riconosciuto agli Stati membri nell’attuazione della direttiva europea e confermando la possibilità di introdurre meccanismi di tutela economica a favore degli editori.

Questa sentenza rappresenta un importante passo avanti nella tutela dei diritti degli editori, garantendo loro un compenso equo per l’utilizzo delle loro opere da parte delle piattaforme digitali, e potrebbe avere ripercussioni significative sul modo in cui i contenuti vengono gestiti e remunerati nel panorama informativo europeo.