Sostenibilità

Settore bioplastiche in crisi: fatturato italiano in calo del 6,8%

Il settore delle bioplastiche in Italia affronta un calo del fatturato e sfide significative.

Settore bioplastiche in crisi: fatturato italiano in calo del 6,8%

Il settore delle bioplastiche compostabili in Italia continua a subire una frenata, con un fatturato previsto di 656 milioni di euro nel 2025, in calo del 6,8% rispetto all’anno precedente. Questo segna il terzo anno consecutivo di riduzione, dopo un decennio di crescita che si era protratto dal 2012 al 2022.

Attualmente, la filiera italiana delle bioplastiche comprende 252 aziende e 2.838 addetti, con una produzione di 119.100 tonnellate di manufatti. Tuttavia, il settore sta affrontando sfide significative, tra cui la crescente concorrenza della produzione cinese, la diffusione di prodotti contraffatti e un contesto normativo europeo incerto.

Criticità e nuove normative

Durante il 3° Forum delle Bioplastiche Compostabili, tenutosi a Roma il 18 giugno, sono stati presentati i dati elaborati da Plastic Consult. Un punto cruciale emerso è l’introduzione della norma anti falso riutilizzabile, che mira a contrastare la vendita di posate e stoviglie in plastica spacciate per riutilizzabili ma di fatto usa e getta. Questa nuova regolamentazione potrebbe portare a un recupero di 25.000 tonnellate di vendite.

Inoltre, si avvicina l’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo sugli imballaggi (Ppwr), previsto per il 12 agosto. Questo regolamento potrebbe avere un impatto significativo sul mercato, con circa 400.000 tonnellate di imballaggi che potrebbero non rimanere sul mercato. Più della metà di questi potrebbe essere sostituita da bioplastiche compostabili, soprattutto nel settore del packaging alimentare.

Innovazione come chiave di svolta

Armido Marana, presidente di Biorepack, ha sottolineato che la filiera italiana è leader in Europa nel riciclo dell’umido tramite compostaggio. Tuttavia, ha anche evidenziato che l’Europa riconosce solo il riciclo meccanico e chimico, escludendo il compostaggio, che rappresenta il fine vita dei prodotti in bioplastica. Se non si procederà a una trasformazione verso la bioplastica entro il 2030, molte fabbriche potrebbero chiudere.

Marana ha anche indicato che l’innovazione è fondamentale per il futuro del settore. Attualmente, solo il 7% dei produttori considera l’innovazione di prodotto una priorità assoluta. Ci sono ampi margini di miglioramento in termini di termoresistenza, proprietà meccaniche e ottiche, e processabilità dei manufatti. Francesco Bertolini, docente di Sostenibilità alla Sda Bocconi, ha avvertito che se le bioplastiche compostabili continueranno a essere viste come semplici commodity, sarà difficile competere con economie che operano su scala e con costi inferiori.

La prospettiva più promettente per il settore è quella di valorizzare le bioplastiche come componenti di servizi ecosistemici, integrandole con settori ad alto valore aggiunto come alimentare, cosmetica e farmaceutica, dove sostenibilità, innovazione e qualità sono elementi distintivi.