Il 16 luglio 2026, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emesso una sentenza significativa riguardante le sanzioni disciplinari nel settore sportivo professionistico, stabilendo i limiti di controllo che i giudici statali possono esercitare su tali provvedimenti. La questione centrale riguarda la legittimità delle sanzioni che impediscono l’attività professionale, imposte da federazioni sportive nazionali, e il grado di controllo giurisdizionale che i giudici devono poter esercitare dopo che i gradi della giustizia sportiva sono esauriti.
La sentenza si basa su articoli fondamentali del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, in particolare gli articoli 45 e 56, che riguardano la libera circolazione dei lavoratori e la prestazione dei servizi. Inoltre, si fa riferimento all’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, che garantisce il diritto a un ricorso effettivo. Questa pronuncia ha un impatto diretto su tutti i professionisti che operano in ambito sportivo e che possono essere soggetti a sanzioni disciplinari che influenzano la loro carriera anche oltre i confini nazionali.
I fatti del procedimento
La vicenda ha avuto origine da un procedimento disciplinare avviato dalla Procura federale della Federazione Italiana Giuoco Calcio contro alcuni dirigenti di una società calcistica professionistica. Questi dirigenti erano accusati di aver creato un sistema di plusvalenze fittizie, violando i principi contabili internazionali. Inizialmente prosciolti, sono stati successivamente sanzionati con un’inibizione di 24 mesi dall’attività professionale, estesa anche a livello UEFA e FIFA.
Dopo aver esaurito i gradi della giustizia sportiva, i dirigenti hanno fatto ricorso al giudice amministrativo per annullare e sospendere la sanzione, chiedendo anche un risarcimento per danni. Tuttavia, la normativa italiana, come interpretata dalla Corte Costituzionale, riserva agli organi di giustizia sportiva la competenza esclusiva su tali domande, limitando il ruolo del giudice amministrativo.
La decisione della Corte
La Corte di Giustizia ha affrontato due aspetti principali. In primo luogo, ha stabilito che le sanzioni disciplinari imposte da associazioni sportive non sono in contrasto con la libera circolazione dei lavoratori, a condizione che siano giustificate da obiettivi di interesse generale e rispettino il principio di proporzionalità. In secondo luogo, ha sottolineato l’importanza di un controllo giurisdizionale effettivo, affermando che le sanzioni devono essere trasparenti, oggettive e non discriminatorie.
Questa sentenza rappresenta un passo importante verso una maggiore tutela dei diritti dei professionisti nello sport, garantendo che le sanzioni disciplinari siano applicate in modo equo e giustificato, e che vi sia sempre la possibilità di un ricorso effettivo.