Il settore del riciclo meccanico delle plastiche in Italia si trova ad affrontare una crisi profonda, con un fatturato previsto di 685 milioni di euro nel 2025, in calo dell’1,1% rispetto all’anno precedente. Nonostante un incremento dei volumi riciclati, che raggiungono le 850mila tonnellate (+2%), i margini di profitto delle aziende sono quasi azzerati. Questo scenario è emerso dal report 2025 sul riciclo meccanico delle materie plastiche, redatto da Plastic Consult per Assorimap, presentato l’11 giugno alla fiera Plast.
Il secondo semestre del 2025 ha visto un crollo delle quotazioni dei materiali riciclati, scese ai minimi storici, mentre i costi operativi hanno raggiunto i massimi. Walter Regis, presidente di Assorimap-Confimi, ha descritto la situazione come insostenibile: “Gli utili sono azzerati per tutte le imprese, resistono solo quelle che diversificano le loro attività”. La crisi del settore non riguarda solo i bilanci aziendali, ma ha ripercussioni anche sulla raccolta differenziata e sulla Plastic tax europea.
Il caso del R-Pet
Un’eccezione nel panorama negativo è rappresentata dal Pet riciclato (R-Pet), che ha superato le 228mila tonnellate e ha raggiunto un fatturato di 272 milioni di euro, con un incremento dell’8,8%. Questo segmento è stato trainato dalla direttiva europea Sup, che impone obblighi sul contenuto di riciclato per le bottiglie di bevande. Tuttavia, la crescita del R-Pet deve essere monitorata attentamente, poiché la Commissione europea ha stabilito che solo i materiali riciclati da rifiuti post-consumo prodotti in Europa saranno considerati validi per la rendicontazione.
Problemi strutturali irrisolti
Il settore del riciclo delle plastiche è composto da circa 350 imprese, inclusi raccoglitori e selezionatori di rifiuti, e oltre 240 produttori di materie prime seconde. Tuttavia, mancano misure concrete per affrontare la crisi, come l’introduzione di codici doganali specifici per fermare l’ingresso di materiali presentati come riciclati ma venduti a prezzi da plastica vergine. Regis ha sottolineato la necessità di un rilancio delle politiche, chiedendo accordi di filiera vincolanti e meccanismi come i crediti di carbonio per riconoscere il valore ambientale del riciclato.
In un contesto in cui altri Paesi europei hanno già adottato misure per sostenere il settore, l’Italia è in ritardo. Per rilanciare la competitività, è fondamentale introdurre obblighi di utilizzo delle plastiche riciclate nei beni e negli imballaggi.