Nel 2026, l’adozione dell’Intelligenza Artificiale (AI) nelle aziende italiane mostra un panorama complesso. Secondo l’AI Management Index, realizzato da CIDA e AI4I, l’89% dei manager utilizza regolarmente tecnologie AI, ma solo il 30% delle aziende ha integrato queste tecnologie nei propri processi. Questo scarto evidenzia una maturità organizzativa ancora insufficiente, con un punteggio medio di 39,7 su 100 nell’indice di valutazione.
La ricerca, presentata alla Camera dei Deputati, sottolinea che, sebbene i manager siano consapevoli dei benefici dell’AI, la vera sfida risiede nell’integrazione e nella governance. Solo il 12% delle organizzazioni ha definito regole e meccanismi di supervisione adeguati. Inoltre, il punteggio relativo alle competenze necessarie per gestire l’AI è particolarmente basso, attestandosi a 27,2 punti, segnalando una carenza di formazione e preparazione nel settore.
Un altro aspetto importante è l’impatto economico dell’AI. Uno studio della Banca d’Italia evidenzia che i benefici sulla produttività industriale sono ancora attesi e non misurabili, ma promettenti nel medio termine. La competizione tra aziende come OpenAI e Anthropic potrebbe portare a strumenti AI più accessibili e meno costosi, favorendo anche le piccole e medie imprese.
In questo contesto, l’Europa e l’Italia stanno lavorando per creare un quadro normativo che possa governare l’innovazione tecnologica. Recentemente, sono stati approvati i decreti attuativi della Legge 132 del 2025, che recepisce la direttiva UE sull’AI ACT. Questo rappresenta un passo importante verso una regolamentazione più chiara e strutturata dell’uso dell’AI nelle aziende.
Infine, è fondamentale che le aziende non solo adottino l’AI, ma che sviluppino anche le competenze necessarie per sfruttarne appieno il potenziale. L’approccio critico dei manager, che verifica gli output dell’AI prima di utilizzarli, è un segnale positivo, ma è necessario un impegno maggiore per colmare il divario tra utilizzo e integrazione.