Energia sostenibile

Biometano in Italia: sfide e opportunità verso il 2030

Il biometano in Italia affronta sfide significative per raggiungere gli obiettivi di produzione.

Biometano in Italia: sfide e opportunità verso il 2030

In Italia, la produzione di biometano sta affrontando sfide significative nonostante gli incentivi e il supporto del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Attualmente, il paese conta 176 impianti operativi, ma secondo il report “Biomethane & Biofuels Report” dell’Energy&Strategy della Polimi School of Management, gli obiettivi di produzione fissati per il 2030 non saranno raggiunti nei tempi previsti.

Il biometano è considerato una delle soluzioni più promettenti per sostituire il gas fossile, con applicazioni nei trasporti, nell’industria e nel settore residenziale. Tuttavia, la capacità produttiva attuale si attesta a circa 115.000 Smc/h, corrispondente a poco più di 1 miliardo di Smc all’anno, e la distribuzione degli impianti è fortemente concentrata nel Nord Italia.

Obiettivi di produzione a rischio

Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e per il Clima (Pniec) prevede una produzione di 5 miliardi di metri cubi di biometano entro il 2030, ma il report stima un divario che potrebbe oscillare tra 1,2 e 2,1 miliardi di metri cubi annui. Raggiungere questi obiettivi appare più realistico solo intorno al 2035. Per colmare questo gap, è necessario semplificare le procedure autorizzative e armonizzare una normativa che attualmente risulta frammentata e poco favorevole agli investimenti a lungo termine.

Paolo Maccarrone, direttore scientifico del report, ha sottolineato che il mercato è caratterizzato da una complessità autorizzativa elevata e da una scarsa competitività di costo rispetto al metano fossile. È fondamentale che i policy maker sviluppino una visione strategica a lungo termine per garantire stabilità agli operatori del settore.

Crescita della filiera dei biocombustibili

Parallelamente, la filiera dei biocombustibili sta mostrando segni di crescita. Negli ultimi vent’anni, la produzione mondiale di biocombustibili liquidi è aumentata sette volte, raggiungendo nel 2024 157 milioni di tonnellate. Tuttavia, la produzione di combustibili fossili per i trasporti rimane nettamente superiore, superando i 2,5 miliardi di tonnellate.

In Italia, il consumo di biocombustibili liquidi si è mantenuto stabile tra 1,4 e 1,6 milioni di tonnellate, rappresentando meno del 4% dei consumi totali nel settore dei trasporti. Tra i carburanti con maggiore potenziale c’è l’Hydrotreated Vegetable Oil (Hvo), che sta sostituendo il biodiesel tradizionale. La domanda di Hvo dovrebbe crescere significativamente entro il 2035, anche grazie agli obblighi imposti dall’Unione Europea.

Nonostante le prospettive positive, il settore è vulnerabile a crisi legate all’importazione di materie prime, principalmente dalla Malesia e dall’Indonesia. È quindi cruciale sviluppare una roadmap normativa stabile che favorisca investimenti a lungo termine e supporti l’innovazione nel settore.

Secondo le stime, il consumo di biocombustibili liquidi in Italia potrebbe raggiungere 2,2 milioni di tonnellate all’anno entro il 2030, con un potenziale massimo di 2,7 milioni in scenari ottimistici. Al 2035, le previsioni oscillano tra 3,1 e 4 milioni di tonnellate.