Dal 2027, l’Italia assisterà a una significativa trasformazione nel campo della parità di trattamento grazie all’istituzione di un nuovo Organismo per la Parità, che sostituirà la figura della Consigliera nazionale per il contrasto alle discriminazioni. Questa riforma è stata introdotta in attuazione delle direttive europee n. 1499 e n. 1500, pubblicate nel 2024, con l’obiettivo di rafforzare la protezione contro le discriminazioni in vari ambiti.
Il decreto legislativo n. 91 del 7 maggio 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, amplia il campo di applicazione delle norme contro le discriminazioni, includendo motivi quali razza, origine etnica, religione, disabilità, età, orientamento sessuale e genere. Gli ambiti protetti comprendono l’occupazione, la sicurezza sociale e l’accesso a beni e servizi.
Organizzazione dell’Organismo per la Parità
Il nuovo Organismo sarà un’autorità amministrativa indipendente, con sede a Roma, e sarà composto da un presidente e quattro membri, nominati dai Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato. Ogni membro avrà un mandato di sette anni non rinnovabile, con competenze specifiche in materia di discriminazione e parità di genere.
Per garantire l’indipendenza dell’organo, è previsto un rigoroso regime di incompatibilità: i membri non potranno svolgere attività professionali o politiche durante e per tre anni dopo il loro mandato. A supporto dell’Organismo, sarà istituito un Ufficio con 33 unità di personale, operativo dal 1° gennaio 2028, con un budget annuale di 7,6 milioni di euro.
Funzioni e poteri del nuovo organismo
L’Organismo per la Parità avrà molteplici funzioni, dalla sensibilizzazione alla tutela giurisdizionale. Potrà fornire formazione e consulenza a enti pubblici e privati, monitorare l’applicazione delle politiche di parità e partecipare ai comitati di sorveglianza dei fondi europei. Sarà anche un punto di riferimento per le vittime di discriminazione, offrendo consulenza gratuita e assistenza nella risoluzione delle controversie.
In caso di violazioni, l’Organismo potrà condurre procedure di conciliazione e mediazione, imponendo piani vincolanti per la rimozione delle discriminazioni. Inoltre, avrà il potere di agire in giudizio per conto delle vittime, costituendosi parte civile e presentando osservazioni tecniche nei procedimenti legali.
Questa riforma rappresenta un passo importante verso una maggiore equità e giustizia sociale, mirando a garantire che tutti i cittadini siano trattati con dignità e rispetto, indipendentemente dalle loro caratteristiche personali.