La questione del lavoro notturno per i caregiver è di fondamentale importanza, soprattutto in relazione alla legge 104 del 1992, che tutela i diritti dei lavoratori che assistono familiari disabili. Recenti pronunce della Corte di Cassazione, in particolare l’ordinanza 20229 del 2026, hanno chiarito che i lavoratori che si prendono cura di un familiare disabile possono rifiutare di lavorare durante la notte.
Secondo la normativa vigente, i lavoratori che assistono un soggetto disabile non sono obbligati a prestare lavoro notturno. Questo diritto è considerato un diritto potestativo, il che significa che il lavoratore ha la facoltà di comunicare per iscritto il proprio dissenso al datore di lavoro, con un preavviso di almeno 24 ore prima dell’inizio del turno notturno programmato.
È importante sottolineare che non è necessario che la disabilità del familiare assistito sia riconosciuta come “grave” per poter esercitare questo diritto. La Cassazione ha ribadito che il lavoratore può rifiutare il turno notturno anche in assenza di un accertamento formale della condizione di disabilità. Questo rappresenta un passo significativo verso una maggiore tutela dei diritti dei caregiver.
Le regole della legge 104 e il D.Lgs. 22/2003
La legge 104 stabilisce che il diritto di rifiuto del dipendente non richiede alcuna autorizzazione preventiva da parte del datore di lavoro. Una volta ricevuta la comunicazione di dissenso, il datore non può insistere nell’assegnazione del turno notturno. In caso contrario, sono previste sanzioni penali, che possono includere l’arresto da due a quattro mesi o un’ammenda che varia da 516 a 2.582 euro.
Questo diritto può essere esercitato per tutta la durata della condizione che lo legittima e non necessita di essere rinnovato per ogni turno, a meno che non ci sia un accordo diverso con l’azienda.
Il caso dell’ordinanza Cassazione 20229/2026
Il caso in questione riguardava un dipendente di una società ferroviaria, coniugato e convivente con un familiare affetto da disabilità non grave. Il lavoratore ha richiesto e ottenuto, sia in primo che in secondo grado, il riconoscimento del proprio diritto a non essere assegnato a turni notturni. Entrambi i giudici hanno confermato che l’esenzione dall’obbligo di lavoro notturno non dipende dalla gravità della disabilità del familiare assistito.
La società ha impugnato la decisione, sostenendo che l’espressione “a proprio carico” dovesse essere interpretata in modo restrittivo, limitando il beneficio ai soli casi di disabilità grave. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha confermato l’interpretazione estensiva della legge, affermando che il diritto di rifiuto è valido anche in assenza di una disabilità grave.
Questa sentenza rappresenta un importante riconoscimento dei diritti dei caregiver e sottolinea la necessità di una maggiore attenzione alle esigenze di chi si occupa di familiari disabili.