La questione dell'”opzione donna” torna al centro del dibattito grazie a una recente ordinanza della Corte Suprema di Cassazione, che ha chiarito i limiti di accesso a questo regime pensionistico. Con l’ordinanza n. 20128/2026, emessa il 16 giugno 2026, la Sezione Lavoro della Cassazione ha stabilito che l’opzione è riservata esclusivamente alle lavoratrici che non abbiano ancora maturato i requisiti ordinari per accedere alla pensione.
Questa misura, introdotta dalla legge 23 agosto 2004, n. 243 e rinnovata fino al 2025, non può essere utilizzata da chi ha già raggiunto i requisiti per la pensione anticipata ordinaria. In altre parole, le lavoratrici che possono già andare in pensione non possono avvalersi dell’opzione donna per scegliere un trattamento pensionistico più vantaggioso.
Il caso esaminato
La controversia è iniziata nel giugno 2015, quando una lavoratrice ha presentato domanda per la pensione di anzianità tramite l’opzione donna. Sebbene avesse soddisfatto i requisiti contributivi richiesti dalla norma, l’INPS ha respinto la domanda, evidenziando che la lavoratrice aveva già maturato il requisito per la pensione anticipata, pari a 41 anni e 6 mesi di contributi.
Il Tribunale di Forlì ha accolto il ricorso della lavoratrice, e la Corte d’Appello di Bologna ha confermato la decisione, sostenendo che la normativa non limitasse l’accesso all’opzione donna solo a chi non avesse i requisiti ordinari. Tuttavia, l’INPS ha presentato ricorso per cassazione, contestando l’interpretazione della legge.
La decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’INPS, annullando la sentenza d’appello e rigettando la domanda della lavoratrice. La Corte ha chiarito che l’opzione donna è concepita come una deroga temporanea ai requisiti pensionistici ordinari, destinata a garantire l’accesso anticipato alla pensione per categorie specifiche di lavoratori. Non è quindi uno strumento per ottimizzare l’importo della pensione per chi ha già diritto alla pensione ordinaria.
Questa pronuncia si allinea con precedenti decisioni della Cassazione e sottolinea l’importanza di rispettare i requisiti stabiliti dalla legge. Le spese legali sono state compensate, riconoscendo la complessità delle questioni trattate e il fatto che l’orientamento giuridico si è consolidato solo successivamente alla presentazione del ricorso.