Riforma Lavoro

Modifiche al Decreto 1 Maggio: Novità e Proposte

Il Decreto Lavoro e Caporalato Digitale in fase di conversione con nuove proposte.

Modifiche al Decreto 1 Maggio: Novità e Proposte

È iniziata la conversione in legge del Decreto Lavoro e Caporalato Digitale (DL 62/2026) presso la Commissione Lavoro della Camera, con termine fissato al 29 giugno 2026. Durante questa fase, i relatori hanno presentato bozze di emendamenti che riguardano vari aspetti cruciali, tra cui le comunicazioni obbligatorie da parte dei datori di lavoro e la continuità occupazionale dei lavoratori somministrati.

Il DL 62/2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 30 aprile 2026, è composto da cinque capi e 19 articoli. Tra le principali novità, il Capo I introduce incentivi all’occupazione, come il Bonus Donne 2026, che prevede un esonero contributivo del 100% fino a 650/800€ mensili per le assunzioni a tempo indeterminato di donne svantaggiate, e il Bonus Giovani 2026, che offre un esonero del 100% fino a 500€ mensili per i disoccupati under 35.

Il Capo II si occupa della disciplina del salario giusto, stabilendo che la contrattazione collettiva comparativamente più rappresentativa sarà il parametro retributivo di riferimento. Inoltre, vengono introdotti obblighi di monitoraggio e trasparenza sui dati retributivi, coinvolgendo enti come CNEL, INPS e ISTAT.

Il Capo III affronta il problema del caporalato digitale, stabilendo la presunzione di subordinazione per i lavoratori di piattaforma che operano sotto l’eterodirezione di algoritmi. Sono previsti obblighi informativi per le piattaforme e tutele specifiche per i rider. Infine, il Capo IV proroga i versamenti al fondo TFR per il 2026.

Tra gli emendamenti proposti, uno introduce un limite massimo di 36 mesi per l’impiego in somministrazione dello stesso lavoratore assunto a tempo indeterminato, in conformità con la Direttiva CE 2008/104. Un altro vincola i beneficiari di finanziamenti pubblici europei al mantenimento dei livelli occupazionali per un periodo compreso tra 3 e 7 anni, con possibilità di revisione in caso di crisi.

Inoltre, è stato chiarito che l’obbligo di comunicare il codice alfanumerico del CCNL si applica solo ai datori di lavoro privati, estendendo il termine di un mese anche a questa comunicazione.

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