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Licenziamento e periodo di prova: chiarimenti dalla Cassazione

La Cassazione stabilisce che il recesso in prova è un licenziamento.

Licenziamento e periodo di prova: chiarimenti dalla Cassazione

La recente sentenza della Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, n. 17130 del 31 maggio 2026, ha chiarito un importante aspetto riguardante il periodo di prova nei contratti di lavoro. In particolare, la Corte ha stabilito che il recesso durante il periodo di prova può essere considerato a tutti gli effetti un licenziamento, con conseguenze significative per il lavoratore.

Il caso esaminato riguardava un lavoratore assunto con un contratto che prevedeva un periodo di prova di tre mesi, il quale è stato cessato per mancato superamento della prova. Il lavoratore, dopo la cessazione, ha percepito la NASpI e ha richiesto l’accesso alla pensione anticipata per lavoratori precoci, ma la sua domanda è stata inizialmente respinta dall’INPS.

La Corte d’Appello di Bologna aveva confermato il diniego, sostenendo che il recesso durante il periodo di prova non potesse essere considerato un licenziamento, poiché tale strumento contrattuale è caratterizzato da una libera recedibilità senza obbligo di motivazione. Tuttavia, il lavoratore ha impugnato la decisione, sostenendo che il recesso per esito negativo della prova fosse equiparabile a un licenziamento.

La decisione della Corte di Cassazione

La Cassazione ha accolto il ricorso, sottolineando che il patto di prova, secondo l’art. 2096 del codice civile, non altera la natura giuridica del contratto di lavoro, che rimane unico e unitario. Pertanto, il recesso durante il periodo di prova è considerato un licenziamento individuale, con tutte le implicazioni previdenziali che ne derivano.

La Corte ha distinto tra la qualificazione dell’atto, che rimane un licenziamento, e le conseguenze in caso di illegittimità, che possono variare. Questo significa che, nonostante il regime sanzionatorio possa differire, la qualificazione sostanziale dell’atto ai fini previdenziali non cambia.

In conclusione, la sentenza della Cassazione chiarisce che il recesso durante il periodo di prova deve essere considerato un licenziamento, il che implica che il lavoratore può trovarsi in uno stato di disoccupazione involontaria e avere diritto a benefici come la NASpI e la pensione anticipata per lavoratori precoci.