Il tema del licenziamento disciplinare di un lavoratore che svolge un secondo lavoro durante un periodo di malattia è al centro di un acceso dibattito giuridico. Due recenti sentenze della Corte di Cassazione offrono spunti importanti per comprendere quando un dipendente può essere legittimamente licenziato per giusta causa in tali circostanze.
La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con l’ordinanza n. 13727 dell’11 maggio 2026, ha chiarito che nel nostro ordinamento non esiste un divieto assoluto per il lavoratore di intraprendere attività lavorative durante l’assenza per malattia. Ciò che conta, ai fini della legittimità del licenziamento, è l’incidenza dell’attività svolta sul percorso di guarigione del dipendente.
Il caso delle interviste durante la malattia
Un caso emblematico riguarda una dipendente di una cooperativa sociale, assente per una patologia depressiva, che ha partecipato a brevi interviste promosse da un’associazione socio-culturale. La cooperativa ha ritenuto questa attività incompatibile con lo stato di malattia, giustificando il licenziamento. Tuttavia, la Corte d’Appello di Milano ha dichiarato illegittimo il recesso, evidenziando che le attività svolte dalla lavoratrice avevano avuto un effetto benefico sul suo stato d’animo e non interferivano con il suo percorso terapeutico.
Principi della Cassazione
La Cassazione ha confermato la decisione della Corte d’Appello, sottolineando che spetta al datore di lavoro dimostrare che l’attività extralavorativa possa pregiudicare la salute del dipendente. Questo principio si basa sull’articolo 5 della Legge n. 604 del 1966, che stabilisce che l’onere della prova grava interamente sul datore di lavoro. Non è sufficiente affermare che il dipendente ha svolto un’attività lavorativa; è necessario provare che questa attività ha avuto un impatto negativo sulla salute.
In sintesi, la giurisprudenza attuale chiarisce che il licenziamento di un dipendente in malattia per aver svolto un secondo lavoro è legittimo solo se il datore di lavoro riesce a dimostrare che tale attività ha influito negativamente sul processo di guarigione. La questione rimane complessa e continua a generare contenzioso, ma le recenti sentenze offrono una guida utile per orientarsi in questo delicato ambito del diritto del lavoro.