Con l’ordinanza n. 17754 del 3 giugno 2026, la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione ha affrontato la questione della responsabilità del datore di lavoro in caso di infarto sul lavoro, stabilendo che non vi è riduzione del risarcimento per malattie pregresse se le condizioni lavorative sono causa necessaria dell’evento. Questa pronuncia chiarisce come la presenza di fattori extra-lavorativi o di stati morbosi pregressi non influisca sulla misura del risarcimento dovuto dall’azienda.
La decisione della Corte è particolarmente rilevante in un contesto in cui la sicurezza sul lavoro e la salute dei dipendenti sono sempre più al centro dell’attenzione. La sentenza sottolinea l’importanza di una corretta gestione del rischio da usura psicofisica e della valutazione dei carichi di lavoro, evidenziando che i datori di lavoro devono garantire un ambiente di lavoro sicuro e salubre.
Il caso specifico
Il caso in esame riguarda un autista di linea, affetto da diabete e ipertensione, che ha subito un infarto mentre era in servizio. Inizialmente, il Tribunale di primo grado aveva riconosciuto la responsabilità del datore di lavoro, ma aveva ridotto il risarcimento del 50% a causa delle condizioni di salute pregresse del lavoratore. Tuttavia, la Corte d’Appello di Messina ha riformato questa decisione, eliminando la riduzione e condannando l’azienda a risarcire l’intero importo di 402.190 euro, oltre a interessi e rivalutazione.
Il datore di lavoro ha quindi presentato ricorso per cassazione, sostenendo che le condizioni di salute pregresse del lavoratore dovessero influenzare l’importo del risarcimento. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che le patologie preesistenti sono da considerarsi mere concause naturali e non rilevanti ai fini della responsabilità datoriale.
Responsabilità del datore di lavoro
La Corte ha ribadito che il datore di lavoro ha l’obbligo di tutelare l’integrità fisica dei propri dipendenti, tenendo conto della realtà aziendale. L’utilizzo di mezzi non ergonomici e l’imposizione di turni di lavoro eccessivi sono considerati atti di colpa, indipendentemente dal rispetto delle normative di settore. Inoltre, la consulenza tecnica medico-legale ha evidenziato come lo stress professionale abbia avuto un ruolo determinante nella genesi della cardiopatia, riducendo l’importanza di fattori extra-lavorativi.
Questa sentenza rappresenta un importante passo avanti nella tutela dei diritti dei lavoratori, stabilendo che le malattie pregresse non possono essere utilizzate come scusa per ridurre il risarcimento in caso di infortuni sul lavoro. La decisione della Corte di Cassazione potrebbe avere ripercussioni significative sulla gestione della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, spingendo le aziende a prestare maggiore attenzione alle condizioni lavorative e al benessere dei propri dipendenti.