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CIGS e Rotazione Lavoratori: Rischi di Risarcimento per i Datori

La Cassazione chiarisce i criteri di rotazione in CIGS e i rischi per i datori.

CIGS e Rotazione Lavoratori: Rischi di Risarcimento per i Datori

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 20645 del 18 giugno 2026, ha affrontato una questione cruciale riguardante la collocazione in CIGS (Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria) di una dipendente, che ha denunciato la violazione dell’obbligo di rotazione e dei principi di correttezza nella selezione del personale.

Il caso ha messo in luce l’importanza di rispettare i criteri di rotazione stabiliti dalla normativa vigente, in particolare dall’art. 1, commi 7 e 8, della Legge n. 223/1991, e dall’art. 2 del D.P.R. n. 218/2000. Questi articoli delineano le modalità di gestione della CIGS e l’onere della prova tra lavoratore e datore di lavoro.

Dettagli del Caso

La lavoratrice ha fatto ricorso in giudizio sostenendo di essere stata collocata in CIGS per un numero di ore superiore rispetto ad altri colleghi, i quali svolgevano mansioni fungibili. La sua richiesta mirava a ottenere un risarcimento per i danni patrimoniali e non patrimoniali derivanti dalla sospensione, ritenuta illegittima.

In primo grado, il Tribunale ha confermato la regolarità della procedura di CIGS, ma ha accolto la domanda della lavoratrice per violazione dei criteri di rotazione. Il giudice ha stabilito che la dipendente aveva diritto a rientrare al lavoro per un certo numero di ore, riconoscendo un danno patrimoniale pari alla differenza tra la retribuzione spettante e l’integrazione salariale ricevuta.

La Decisione della Cassazione

La Corte d’Appello ha successivamente ribaltato questa decisione, rigettando la domanda della lavoratrice. I giudici hanno ritenuto che gli accordi sindacali contenessero criteri chiari per la selezione dei lavoratori da collocare in CIGS, tenendo conto delle esigenze organizzative e della fungibilità delle mansioni.

La Cassazione ha accolto solo uno dei motivi di ricorso, evidenziando l’importanza della prova della fungibilità delle mansioni. La Corte ha sottolineato che un documento aziendale, non esaminato dalla Corte d’Appello, poteva dimostrare un possibile inserimento della lavoratrice in un ambito operativo diverso da quello formale di assunzione.

Nonostante non abbia dichiarato direttamente l’illegittimità della sospensione, la Cassazione ha richiesto un nuovo esame per valutare se il documento potesse dimostrare la fungibilità tra le mansioni della lavoratrice e quelle di altri dipendenti coinvolti nella rotazione. Questo caso sottolinea l’importanza di una corretta gestione della CIGS e del rispetto dei diritti dei lavoratori.