Sostegno settoriale

CIG Caldo 2026: Deroghe per Edilizia e Agricoltura

Deroghe alla CIG per edilizia e agricoltura nel decreto PNRR.

CIG Caldo 2026: Deroghe per Edilizia e Agricoltura

Il decreto legge Infrastrutture-PNRR, approvato dal Consiglio dei Ministri il 22 giugno 2026, introduce importanti modifiche alla disciplina lavoristica, in particolare per i settori dell’edilizia e dell’agricoltura. A partire dal 1° luglio e fino al 31 dicembre 2026, queste categorie potranno accedere alla Cassa Integrazione Guadagni (CIG) senza il limite delle 52 settimane e senza il contributo addizionale, sebbene le risorse disponibili siano in calo.

Questa misura si inserisce nel contesto di emergenza climatica, dove le ondate di calore rappresentano un fattore critico per il lavoro nei settori citati. Le deroghe, già proposte nel DL 92 del 2025, mirano a facilitare l’accesso agli ammortizzatori sociali per affrontare le difficoltà legate alle condizioni climatiche estreme.

Agricoltura: tutele ampliate

Per il settore agricolo, il decreto prevede tutele ampliate. Gli operai agricoli, sia a tempo determinato che indeterminato, potranno beneficiare dell’integrazione salariale anche in caso di sospensione per metà giornata, senza dover rispettare il requisito delle 181 giornate lavorate. Inoltre, i giorni di utilizzo della cassa integrazione non influiranno sul limite massimo consentito e saranno considerati come lavoro effettivo ai fini del calcolo della disoccupazione agricola.

Edilizia e settori affini: deroghe ai limiti ordinari

Anche le imprese del settore edile e affini potranno accedere alla CIG in caso di sospensioni o riduzioni dell’attività dovute a eventi climatici eccezionali. Le deroghe introdotte per i mesi di luglio e agosto 2026 includono l’assenza del limite complessivo di 52 settimane nel biennio mobile e l’esonero dalla pausa obbligatoria di 52 settimane per le aziende che hanno già esaurito il proprio plafond. Le aziende che richiedono l’integrazione salariale saranno esonerate dal versamento del contributo addizionale.

Tuttavia, è importante notare che il budget disponibile per queste misure è in diminuzione rispetto all’anno precedente, con 10 milioni di euro destinati all’agricoltura e 5 milioni per gli altri settori. L’INPS sarà responsabile del monitoraggio della spesa, con l’obbligo di non accettare domande che superino il tetto di spesa stabilito.