Giustizia sul lavoro

Cassazione e trasferimento dopo denuncia di molestie: i dettagli

La Cassazione chiarisce i diritti delle lavoratrici che denunciano molestie.

Cassazione e trasferimento dopo denuncia di molestie: i dettagli

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 11945 del 30 aprile 2026, ha affrontato un caso delicato riguardante la tutela di una lavoratrice che ha denunciato molestie sul posto di lavoro. La questione centrale riguarda gli obblighi del datore di lavoro, come previsto dall’art. 2087 del codice civile, e le misure da adottare per garantire la sicurezza e il benessere dei dipendenti.

Il caso in esame coinvolge una dipendente di Poste Italiane, la quale ha segnalato di aver subito molestie e pressioni da parte di un collega sindacalista. A seguito della denuncia, la lavoratrice è stata trasferita in una sede molto distante dalla sua residenza, una decisione che ha sollevato interrogativi sulla legittimità del trasferimento stesso.

In primo grado, il Tribunale ha riconosciuto la responsabilità dell’azienda, dichiarando illegittimo il trasferimento e ordinando il risarcimento per danno biologico e morale. Tuttavia, la Corte d’Appello ha ribaltato questa decisione, escludendo la responsabilità dell’azienda e ritenendo giustificate le misure adottate.

La lavoratrice ha quindi presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che l’azienda non avesse preso misure adeguate per contrastare le molestie e che il trasferimento fosse una misura discriminatoria, collegata alla sua denuncia. La Corte ha esaminato attentamente la questione, evidenziando l’importanza di proteggere i dipendenti che segnalano comportamenti inappropriati.

Il trasferimento richiesto dalla lavoratrice

Secondo quanto emerso dagli atti, la dipendente aveva richiesto di essere trasferita in una sede diversa per allontanarsi dalla situazione di disagio. L’azienda ha quindi disposto il trasferimento in una sede esterna alla provincia in cui operava il collega accusato di molestie. La lavoratrice ha contestato questa decisione, affermando che comportasse un aggravio personale e lavorativo, considerando anche le sue condizioni psicologiche.

Le motivazioni della Cassazione

Nel suo pronunciamento, la Cassazione ha chiarito che il trasferimento non può essere considerato una misura punitiva o discriminatoria, ma deve essere valutato nel contesto delle misure di protezione da adottare per garantire la sicurezza della lavoratrice. La Corte ha sottolineato che il datore di lavoro ha l’obbligo di tutelare i propri dipendenti e di adottare misure adeguate in caso di segnalazioni di molestie.

Questa sentenza rappresenta un importante passo avanti nella gestione delle segnalazioni di molestie sul lavoro, evidenziando la necessità di un approccio equilibrato che tuteli sia i diritti dei lavoratori che le responsabilità delle aziende.