Impatto economico

Transizione climatica, rischio alto per le grandi imprese

Lo studio Cerved: il 16,9% delle società analizzate è nelle fasce più esposte. Servono sostegni pubblici e credito.

Transizione climatica, rischio alto per le grandi imprese

La transizione climatica rappresenta un’opportunità per innovare i processi produttivi, conquistare nuovi mercati e sostenere l’occupazione, ma costituisce anche una rilevante sfida finanziaria per il sistema industriale italiano. È quanto emerge dalla ricerca ESG Connect 2026, realizzata da Cerved Esg Ratings, che ha analizzato i bilanci di imprese italiane ed europee e confrontato le rispettive strategie di decarbonizzazione.

Lo studio ha inoltre valutato l’esposizione al cosiddetto rischio di transizione di 1,8 milioni di società di capitale italiane. Si tratta del rischio finanziario legato agli investimenti necessari per adeguare impianti e processi produttivi agli obiettivi climatici. Per le attività più energivore, i costi possono essere elevati e rallentare il percorso di adeguamento, con possibili effetti sull’indebitamento, sui margini e sulla competitività.

Le aziende più esposte

Nel complesso, il quadro italiano presenta una prevalenza di profili contenuti: il 62,5% delle imprese analizzate risulta infatti esposto a un livello basso di rischio, mentre circa il 20% si colloca nella fascia intermedia. Resta però una quota significativa, pari al 16,9%, nelle fasce di rischio alto e molto alto.

Secondo Andrea Cincinnati Cini, ceo di Cerved Esg Ratings, questa condizione riguarda soprattutto le grandi imprese. In Italia, infatti, le società di maggiori dimensioni sono generalmente quelle più energivore e operano in comparti come metallurgia, trasporti, energia e logistica, caratterizzati da una maggiore esposizione al rischio di transizione.

La distribuzione numerica può quindi apparire spostata verso i livelli più bassi, ma il peso economico delle aziende maggiormente esposte rende il tema rilevante per l’intero sistema produttivo. Le grandi imprese considerate dalla ricerca concentrano infatti quasi 1.000 miliardi di euro di asset attivi e circa 745 miliardi di euro di ricavi.

Il ruolo di banche e Stato

Per accelerare il cambiamento, osserva Cincinnati, è necessaria un’azione di sistema. Le banche dovrebbero continuare ad accompagnare le aziende nel percorso di adeguamento, ma devono anche evitare di esporsi al rischio di non recuperare i finanziamenti. Da qui la richiesta di un intervento pubblico attraverso incentivi fiscali, sussidi e garanzie.

La necessità di agire in tempi rapidi è legata anche all’avvicinarsi delle scadenze fissate dall’Unione europea. Secondo la ricerca, l’Italia è in ritardo rispetto agli altri Paesi europei. La seconda parte dell’analisi esamina infatti i piani di decarbonizzazione dichiarati nei bilanci consolidati dalle imprese italiane ed europee, mettendo a confronto il livello di preparazione dei diversi sistemi produttivi.