Il futuro dello scalo di Marina di Carrara resta legato all’approvazione del nuovo piano regolatore portuale, atteso da tempo e destinato a sostituire lo strumento vigente, risalente al 1981. Il progetto è al centro del confronto tra istituzioni, imprese e territorio anche per i possibili effetti sull’erosione costiera.
«Baker Hughes è qui perché c’è il porto: il grande rischio che stiamo correndo è che, se il porto non verrà potenziato, Baker Hughes vada altrove», ha dichiarato Bruno Pisano, presidente dell’Authority del Mar Ligure orientale. Secondo Pisano, l’espansione portuale e l’erosione sono questioni distinte: la prima è considerata necessaria per sostenere industria, nautica, traffici e turismo; la seconda riguarda numerose coste ed è legata a diverse variabili, tra cui l’innalzamento del livello del mare.
Lo studio sull’impatto ambientale
Per rispondere alle preoccupazioni sugli effetti dell’ampliamento, l’Autorità portuale ha realizzato uno studio scientifico, al momento riservato, e lo ha trasmesso al Consiglio superiore dei lavori pubblici. L’organismo deve esprimere l’ultimo via libera sul piano, dopo avere formulato nei mesi scorsi numerose osservazioni. Per esaminarle è stato istituito un tavolo tecnico presso il ministero delle Infrastrutture.
«Continuiamo a lavorare ma il percorso sarà lungo: difficile fare previsioni sulla conclusione», ha spiegato Pisano. Nel frattempo l’Authority ha programmato per il prossimo inverno un intervento di dragaggio dei fondali, con il riuso della sabbia per il ripascimento della costa. L’operazione dovrebbe essere realizzata nel quadro del masterplan della Regione Toscana, che affronta il tema dell’erosione su scala regionale.
Le opere previste dal progetto
Il nuovo piano prevede un molo a servizio dei traffici mercantili, il prolungamento del molo esistente di sopraflutto e una diversa distribuzione delle funzioni nelle aree portuali. La banchina Taliercio sarebbe destinata alle crociere, mentre il progetto include anche un travel lift pubblico, indicato dal territorio come priorità per lo sviluppo della nautica. Il valore complessivo delle opere supera i 400 milioni di euro.
Carlo Freni, vicepresidente di Confindustria Centro e Costa e presidente della delegazione di Massa-Carrara, considera lo sviluppo dello scalo una condizione per la crescita del territorio apuano. Ma segnala anche alcune criticità: l’area sarebbe già satura e l’eventuale arrivo delle navi da crociera potrebbe ridurre gli spazi disponibili per i traffici commerciali. Secondo Freni, diverse imprese sono già costrette a stoccare le merci fuori dall’area portuale, con un aumento dei costi e una riduzione della competitività. L’associazione chiede di essere coinvolta nel confronto sul progetto.