L’INPS ha recentemente aggiornato le sue istruzioni riguardanti l’erogazione della NASpI ai detenuti che hanno svolto attività lavorativa per l’Amministrazione penitenziaria. Con la circolare n. 74 del 16 luglio 2026, l’ente previdenziale si adegua a quanto stabilito dalla Cassazione, riconoscendo il diritto alla NASpI anche per i lavoratori detenuti.
Questo cambiamento normativo segna un’importante evoluzione nel concetto di lavoro intramurario, che è passato da una visione afflittiva, come stabilito dal regio decreto n. 787/1931, a un modello rieducativo, in linea con la legge n. 354/1975 e l’articolo 27 della Costituzione. Il decreto legislativo n. 124/2018 ha ulteriormente rafforzato questa equiparazione, garantendo ai detenuti lavoratori gli stessi diritti previdenziali dei lavoratori liberi.
In passato, l’INPS aveva escluso la possibilità di ricevere la NASpI durante i periodi di inattività per i lavoratori intramurari, ritenendo che la cessazione per avvicendamento non fosse considerata disoccupazione involontaria. Tuttavia, la nuova circolare recepisce un orientamento giurisprudenziale più recente, che identifica specifiche situazioni di cessazione involontaria che danno diritto alla NASpI.
Casi di cessazione del lavoro in carcere
La circolare individua quattro casi in cui i detenuti possono accedere alla NASpI:
- Scarcerazione per fine pena: Il detenuto non può opporsi alla scarcerazione e la consapevolezza del termine non influisce sulla qualificazione della disoccupazione come involontaria.
- Conclusione del progetto lavorativo: La scadenza del progetto è determinata dall’Amministrazione penitenziaria e non è sotto il controllo del lavoratore.
- Trasferimento presso altro istituto di pena: Il detenuto non ha la possibilità di opporsi al trasferimento per mantenere il posto di lavoro.
- Ammissione a misure alternative alla detenzione: Anche se presuppone un’istanza dell’interessato, la concessione è soggetta a valutazione dell’autorità giudiziaria.
In tutti questi casi, la NASpI è riconosciuta, a condizione che siano soddisfatti gli altri requisiti di legge. È importante notare che il lavoro in rotazione, che prevede sospensioni per avvicendamento, non dà diritto alla NASpI, poiché non si tratta di una cessazione del rapporto di lavoro.
Questa nuova normativa rappresenta un passo significativo verso una maggiore equità nel trattamento dei lavoratori detenuti, contribuendo a una loro migliore reintegrazione nella società.