L’estate del 2026 si preannuncia difficile per il settore idroelettrico italiano, con una significativa riduzione della disponibilità d’acqua. Già nel mese di maggio, Terna ha registrato una diminuzione della produzione idroelettrica rinnovabile del 38,5% rispetto allo stesso mese del 2025, a causa di livelli di idraulicità inferiori. I dati dei primi cinque mesi del 2026 mostrano un calo complessivo del 19,3% rispetto all’anno precedente, che già aveva chiuso con un decremento del 21,2% rispetto al record del 2024.
Francesco Avanzi, ricercatore della Fondazione Cima, sottolinea che, sebbene l’inverno sia stato mediamente piovoso, la primavera ha visto una riduzione della piovosità tra il 30% e il 50% nel Nord Italia, area con la maggiore concentrazione di impianti idroelettrici. Le temperature estreme di giugno hanno ulteriormente aggravato la situazione, causando l’evaporazione dell’acqua e una fusione anticipata della neve, con un equivalente idrico nivale medio in Italia che a marzo era -14% e ad aprile ha raggiunto quasi il -50%.
Giuseppe Argirò, amministratore delegato della Compagnia Valdostana delle Acque, afferma che la situazione è preoccupante e che luglio sarà cruciale per determinare l’andamento della stagione idroelettrica. Se lo scioglimento della neve si concluderà già a luglio, la stagione sarà complessa. Attualmente, i dati indicano una produzione sotto la media decennale, ma non si prevede un disastro simile a quello del 2022, quando giugno fu particolarmente critico.
La disponibilità d’acqua nei bacini non è uniforme. Filippo Beneventi, direttore della Gestione Idroelettrica di Edison, riporta che i livelli d’acqua negli invasi gestiti dal gruppo sono attualmente inferiori di circa il 40% rispetto alle medie storiche. Nonostante ciò, Edison, insieme a Enel e A2A, ha previsto il rilascio di 4 milioni di metri cubi d’acqua al giorno nel lago di Como per 15 giorni, per soddisfare le esigenze irrigue dell’agricoltura del bacino del fiume Adda.
In Lombardia, il 2 luglio, l’assessore Massimo Sertori ha comunicato un deficit del 36% in laghi e invasi rispetto alla media, sebbene migliore del -61% registrato nello stesso periodo del 2022. In Trentino, dopo un inizio d’anno normale, le temperature elevate e la scarsità di precipitazioni hanno ridotto l’accumulo nevoso. Alla stazione di Trento Laste, la precipitazione cumulata al 31 maggio era circa 40% inferiore alla media degli ultimi vent’anni, con Dolomiti Energia che ha registrato una riduzione della produzione idroelettrica del 24% nel primo trimestre.
Anche Alperia, multiutility altoatesina, conferma le difficoltà, con i suoi bacini in Alto Adige che presentano un livello di riempimento medio inferiore del 30-40% rispetto alla norma. Le cause principali sono la scarsità di neve in inverno e di pioggia in primavera. Tuttavia, l’azienda prevede un anno al di sotto della media per la produzione di energia elettrica da fonte idroelettrica, senza però raggiungere un minimo storico.