La recente Ordinanza n. 18764 del 9 giugno della Cassazione ha chiarito un aspetto cruciale riguardante i compensi per le prestazioni professionali, evidenziando la necessità dell’iscrizione all’Albo per i professionisti contabili.
In un caso specifico, la Corte ha stabilito che un professionista contabile non ha diritto al compenso se non è iscritto all’Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Questo principio si basa sulla distinzione tra attività professionali riservate agli iscritti e quelle libere.
Il caso esaminato dalla Cassazione
La questione è emersa in seguito a una causa in corte d’appello riguardante la nullità di un contratto per prestazioni di tenuta della contabilità, elaborazione dati e redazione di dichiarazioni fiscali effettuate da un soggetto non iscritto all’Albo. La Corte d’appello aveva inizialmente riconosciuto il diritto al compenso, sostenendo che tali attività non fossero riservate esclusivamente agli iscritti.
Tuttavia, la Cassazione ha ribadito che le attività contestate rientrano nel perimetro delle professioni riservate, in quanto la normativa introdotta dal Decreto Legislativo n. 139 del 2005 ha ridefinito i confini della responsabilità professionale. Pertanto, l’esecuzione di tali adempimenti da parte di un non iscritto, se effettuata in modo continuativo e retribuito, configura un reato di esercizio abusivo della professione ai sensi dell’articolo 348 del codice penale.
Le conseguenze legali
La Cassazione ha chiarito che il contratto stipulato con un professionista privo dell’iscrizione all’Albo è affetto da nullità assoluta, il che implica che il prestatore non ha diritto né all’azione contrattuale per il pagamento del compenso né all’azione sussidiaria di arricchimento senza causa. La Corte ha anche sottolineato che la Corte d’Appello ha commesso un errore nel non verificare se le prestazioni fossero state svolte con modalità di abitualità e continuità, trascurando di analizzare le singole attività per determinarne la natura esclusiva o liberamente esercitabile.
Di conseguenza, la Cassazione ha cassato la sentenza e rinviato il caso alla Corte d’Appello, che dovrà riesaminare la questione applicando rigorosamente i principi di diritto stabiliti.