La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 11945 del 30 aprile 2026, ha affrontato un caso delicato riguardante la tutela delle lavoratrici che denunciano molestie sul luogo di lavoro. La questione centrale è stata la responsabilità del datore di lavoro e la validità del trasferimento di una dipendente in seguito alla sua denuncia.
Il caso in esame riguarda una dipendente di Poste Italiane che ha denunciato molestie e pressioni da parte di un collega sindacalista. A seguito della denuncia, l’azienda ha disposto il trasferimento della lavoratrice in una sede molto distante dalla sua residenza. In primo grado, il Tribunale ha riconosciuto la responsabilità dell’azienda, dichiarando illegittimo il trasferimento e ordinando un risarcimento per danno biologico e morale.
Tuttavia, la Corte d’Appello ha ribaltato questa decisione, escludendo la responsabilità dell’azienda e ritenendo che le misure adottate fossero appropriate. La lavoratrice ha quindi presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che l’azienda non avesse preso misure adeguate per contrastare le molestie e che il trasferimento fosse una misura discriminatoria legata alla denuncia.
Il trasferimento richiesto dalla lavoratrice
Secondo quanto emerso dagli atti, la dipendente aveva chiesto di essere trasferita in una sede diversa per allontanarsi dalla situazione di disagio. L’azienda ha accolto la richiesta, ma ha scelto una sede esterna alla provincia in cui operava il collega accusato di molestie. La lavoratrice ha contestato questa decisione, evidenziando che il trasferimento comportava un aggravio personale e lavorativo, aggravato dalle sue condizioni psicologiche.
Decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato le motivazioni della lavoratrice e ha chiarito i limiti della responsabilità datoriale. Ha sottolineato che il trasferimento, sebbene possa sembrare una misura punitiva, può essere giustificato se serve a tutelare la lavoratrice. La Cassazione ha quindi stabilito che il datore di lavoro ha l’obbligo di adottare misure per garantire un ambiente di lavoro sicuro e privo di molestie, ma ha anche il diritto di gestire le risorse umane in modo da proteggere tutti i dipendenti coinvolti.
Questo caso evidenzia l’importanza di un approccio equilibrato nella gestione delle segnalazioni di molestie, dove la tutela della vittima deve essere bilanciata con le esigenze organizzative dell’azienda. La decisione della Cassazione rappresenta un passo importante nella definizione delle responsabilità del datore di lavoro in situazioni di questo tipo.