Cinquanta cartiere italiane, pari al 44% degli impianti presenti nel Paese, potrebbero ricorrere alla cassa integrazione nel secondo semestre a causa dei rincari energetici e della debolezza della domanda. L’allarme arriva da Assocarta e dalle organizzazioni sindacali Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilfpc e Ugl Chimici, che chiedono al governo e alle istituzioni europee interventi urgenti e strutturali per tutelare competitività, continuità produttiva e occupazione.
Industria e rappresentanti dei lavoratori hanno raccolto le criticità del comparto in un documento. Il prezzo del gas è passato da 35 a oltre 80 euro al MWh nel corso dell’anno. Secondo le stime, questo aumento potrebbe far salire la spesa annuale del settore da 800 milioni a 1,3 miliardi di euro, portando il peso dell’energia sul fatturato fino al 20% o oltre.
Pressione sui costi e concorrenza asiatica
Alla componente energetica si sommano la domanda debole e la crescente pressione delle produzioni asiatiche, sostenute da sovracapacità strutturale e supporto pubblico. Nella prima metà del 2026 le importazioni asiatiche di carta e cartoni, comprese le carte tissue, sono aumentate di oltre 31% sul mercato italiano. Per le organizzazioni firmatarie, il divario dei costi rischia così di trasformarsi in una perdita duratura di quote per le imprese nazionali.
Un ulteriore elemento di criticità è rappresentato dagli oneri del sistema europeo Ets, stimati in circa 215 milioni di euro l’anno in assenza di modifiche. Secondo Assocarta e sindacati, questi costi potrebbero ampliare il divario competitivo con i Paesi extraeuropei, aggravando le difficoltà degli stabilimenti italiani.
Il peggioramento delle condizioni economiche starebbe già inducendo alcuni impianti a rallentare o sospendere temporaneamente la produzione, anche attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali. Per il 2026 il comparto stima fino a 7 milioni di ore di cassa integrazione, con un onere per l’Inps di circa 58 milioni di euro. L’aumento, spiegano le organizzazioni, segnerebbe un’inversione rispetto alla riduzione osservata negli ultimi due anni e rifletterebbe il sottoutilizzo della capacità produttiva e le difficoltà del mercato, con possibili conseguenze anche sull’indotto.
Il peso della filiera
L’industria cartaria italiana produce circa 8 milioni di tonnellate l’anno e genera quasi 8 miliardi di euro di fatturato. Le 114 aziende cartarie occupano 18.700 persone. Considerando anche trasformazione, grafica e tecnologie collegate, la filiera supera i 26 miliardi di euro di valore e coinvolge quasi 162mila addetti.
Il comparto contribuisce inoltre all’economia circolare: le cartiere rappresentano lo sbocco naturale della carta raccolta e riciclata in Italia, che nel 2025 ha raggiunto il 66,3%. Da questi numeri nasce la richiesta di un confronto urgente con il governo e di un intervento europeo che renda coerenti le politiche energetiche e climatiche con gli obiettivi di competitività, autonomia industriale e sostenibilità sociale.
Tra le misure indicate figurano azioni immediate per ridurre il costo del gas, anche utilizzando le risorse derivanti dallo stoccaggio e dall’extragettito Iva. Assocarta e sindacati chiedono inoltre la piena attuazione del decreto Bollette, compresa la riduzione del divario tra il prezzo del Ttf di Amsterdam e quello più elevato del Psv italiano, e l’avvio della Gas Release con maggiore produzione nazionale destinata ai consumatori industriali a prezzi calmierati.
Sul fronte europeo, la richiesta riguarda una revisione dell’approccio al sistema Ets, la tutela delle allocazioni gratuite e il pieno reinvestimento dei proventi delle aste in progetti di decarbonizzazione industriale.