Norme ambientali

Parlamento Ue amplia il perimetro del CBAM

Il via libera apre i negoziati su merci finite, controlli anti-elusione e sostegni alle industrie

Parlamento Ue amplia il perimetro del CBAM

Il Parlamento europeo ha approvato il mandato negoziale per la revisione del Carbon Border Adjustment Mechanism, il sistema europeo che adegua il costo delle importazioni al loro contenuto di carbonio. Il voto si è svolto il 15 settembre 2026 e si è chiuso con 464 voti favorevoli, 50 contrari e 159 astensioni. La decisione definisce la posizione dell’Eurocamera in vista dei negoziati con il Consiglio e la Commissione europea.

La modifica principale riguarda l’estensione del meccanismo a nuovi prodotti a valle, in particolare beni finiti in acciaio e alluminio. Nell’elenco rientrerebbero elementi di fissaggio come viti, bulloni e rivetti, oltre a fili metallici, molle, articoli per la casa, componenti industriali e altri beni manifatturieri destinati anche alla vendita diretta ai consumatori. Il perimetro complessivo arriverebbe a 457 categorie di prodotti downstream. La proposta include inoltre un’esenzione per alcuni flussi di energia elettrica provenienti da Paesi extra-Ue, quando risultino essenziali per la stabilità delle reti.

Controlli contro l’elusione

La posizione approvata punta anche a rafforzare i controlli sulle possibili pratiche elusive da parte degli importatori. La soglia oltre la quale anche modifiche limitate alle merci possono essere considerate elusive verrebbe ridotta. Per le combinazioni di Paesi e prodotti ritenute più esposte al rischio, i valori di default potrebbero essere applicati sistematicamente e in anticipo.

La valutazione della Commissione dovrebbe tenere conto della facilità di riallocazione o riesportazione delle merci, delle differenze nell’intensità di carbonio dei processi produttivi, dell’ambizione delle politiche climatiche dei Paesi terzi e del possibile impiego di sussidi o interventi pubblici distorsivi. Il Parlamento ha invece respinto la clausola di emergenza che avrebbe consentito di sospendere temporaneamente il CBAM in caso di shock eccezionali dei prezzi. I proventi del meccanismo potrebbero essere indirizzati, in via temporanea, ai comparti industriali più colpiti dalle tensioni sui costi. Gli obblighi di monitoraggio e rendicontazione dovrebbero inoltre essere applicati in modo proporzionato, soprattutto per le piccole e medie imprese.

Il fondo per la decarbonizzazione

Gli eurodeputati hanno adottato anche una posizione su un Fondo temporaneo per la decarbonizzazione, destinato a sostenere la competitività dei produttori europei sui mercati esteri. Il sostegno dovrebbe operare dal 2027 al 2029, con un anticipo rispetto al 2028 inizialmente indicato dalla Commissione.

La proposta estende l’accesso al fondo ai produttori di fertilizzanti e agli operatori industriali che affrontano costi più elevati legati al prezzo del carbonio. Tra i prodotti ammissibili figurano urea, nitrato di ammonio e solfato di ammonio. Il regime potrebbe inoltre riguardare le imprese a valle che utilizzano nei propri processi beni soggetti al CBAM. Le eventuali risorse residue sarebbero destinate al finanziamento internazionale della lotta ai cambiamenti climatici, nel quadro degli Accordi di Parigi, invece di essere redistribuite agli Stati membri.

Dal 1° gennaio 2026, con l’avvio del regime definitivo, gli importatori dei beni interessati devono ottenere lo status di Dichiarante CBAM Autorizzato oppure ricorrere a un rappresentante doganale indiretto. Dal 2027 dovranno acquistare e restituire certificati proporzionati alle emissioni incorporate nelle importazioni dell’anno precedente. Il valore dei certificati sarà collegato al prezzo medio delle aste EU ETS, mentre sarà possibile dedurre l’eventuale carbon tax già pagata nel Paese produttore. Il regime de minimis prevede una soglia di 50 tonnellate annue per importatore, con esclusione di elettricità e idrogeno.

L’approvazione non rende ancora definitiva l’estensione. Il testo dovrà essere definito attraverso il Trilogo tra Parlamento, Consiglio e Commissione europea. Solo al termine dei negoziati sarà possibile formalizzare il nuovo regolamento.