Il progetto per un nuovo sistema di approvvigionamento e stoccaggio di oli vegetali e biocarburanti è al centro del confronto sul futuro della costa pugliese. La proposta della Magazzini Generali Italiani srl, società del gruppo Marseglia, prevede un campo offshore composto da cinque boe, oltre a tre punti di accosto sulla banchina, collegato tramite sealine e pipeline interrate a un deposito costiero nella zona industriale nord. L’infrastruttura sarebbe collocata a circa 500 metri dalla costa, a nord del molo di Tramontana.
Il sistema potrebbe consentire la movimentazione di 1,5 milioni di tonnellate l’anno di biocarburanti, oli vegetali e derivati. Il deposito comprende 21 serbatoi, con una capacità complessiva indicata dall’azienda in circa 89.250 metri cubi. Il progetto, il cui investimento previsto è di 50 milioni di euro, avrebbe tempi di realizzazione stimati in un anno e mezzo. Secondo la società proponente, l’intervento permetterebbe di eliminare oltre 20.000 camion l’anno per il trasporto dell’olio dai porti di Monopoli e Brindisi e di ridurre le emissioni di oltre due milioni di chilogrammi annui di CO2 equivalente.
A contestare l’operazione è il comitato civico Salviamo Monopoli e il Mare, costituito per presentare le proprie osservazioni nell’ambito della procedura di Valutazione di impatto ambientale aperta al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Il termine per depositare i rilievi è fissato al 29 agosto. Tra i fondatori del comitato c’è l’avvocato Filippo Grattagliano, secondo il quale sarebbe necessario fermare l’istanza attualmente in corso.
Il nodo della procedura autorizzativa
Il comitato considera il parco serbatoi e il collegamento a mare un unico intervento, articolato in due fasi. Il primo passaggio, relativo ai serbatoi, è già stato autorizzato con l’Autorizzazione unica Zes numero 8 del 2024 ed è in costruzione. Il secondo, relativo al campo boe e alle condotte, è invece sottoposto alla valutazione ambientale. Secondo i cittadini, la separazione dei due segmenti potrebbe impedire di considerare nell’insieme emissioni, rischio incendio, consumo di suolo ed effetti cumulativi. Il comitato chiede inoltre di includere nella procedura anche il collegamento diretto tra il deposito e gli stabilimenti produttivi del gruppo.
Tra le osservazioni annunciate figura anche la segnalazione di alcuni elaborati progettuali che, secondo il proponente, sarebbero stati trasmessi al Ministero ma non risultano reperibili sul portale pubblico delle valutazioni ambientali. Il comitato contesta inoltre la qualificazione del deposito come infrastruttura energetica strategica di interesse nazionale e sostiene che il regime della Zes unica per il Mezzogiorno non consentirebbe di frazionare l’iter autorizzativo di uno stesso intervento in titoli acquisiti in momenti diversi.
Le preoccupazioni per l’area marina
Il confronto riguarda anche la compatibilità dell’opera con il contesto ambientale e paesaggistico. La Regione Puglia, attraverso tre atti istruttori datati ottobre 2025, marzo e giugno 2026, ha espresso una valutazione di incompatibilità del progetto con la tutela dell’area. Il campo boe sorgerebbe inoltre nelle vicinanze della zona speciale di conservazione Posidonieto San Vito-Barletta, che protegge le praterie di posidonia oceanica e le scogliere a coralligeno.
La società proponente sostiene che boe e ancoraggi verrebbero collocati in uno spazio sabbioso privo di vegetazione e indica, se necessario, la possibilità di un trapianto di posidonia come misura compensativa. Restano tuttavia i rilievi sulla tutela della fascia costiera prevista dal Codice dei beni culturali e dal Piano paesaggistico regionale, oltre alle preoccupazioni per il potenziale archeologico subacqueo. Il procedimento ministeriale dovrà ora esaminare le posizioni del proponente, degli enti pubblici e del comitato, in un’area dove turismo, pesca e sviluppo industriale si confrontano direttamente.