Negli ultimi settant’anni, l’energia da fusione è stata considerata una delle più grandi sfide della ricerca scientifica. Tuttavia, oggi il settore sta vivendo una fase di trasformazione significativa. I progressi nella fisica del plasma, nei magneti superconduttori ad alta temperatura e nei materiali avanzati, insieme all’elettronica di controllo e alla capacità di calcolo, stanno aprendo nuove prospettive per questa tecnologia.
Il coinvolgimento di governi e investitori privati è in crescita, con un aumento delle risorse destinate allo sviluppo delle future centrali a fusione. L’obiettivo rimane quello di riprodurre sulla Terra il processo che alimenta il Sole, fondendo nuclei leggeri di deuterio e trizio per ottenere elio e liberare enormi quantità di energia. A differenza della fissione nucleare, il processo di fusione non produce emissioni dirette di CO₂ e genera quantità di rifiuti radioattivi molto inferiori rispetto alle centrali convenzionali.
Il combustibile per la fusione, costituito da deuterio, è ampiamente disponibile e può essere estratto dall’acqua di mare, mentre il trizio potrà essere prodotto direttamente all’interno degli impianti futuri. Secondo l’International Atomic Energy Agency (IAEA), un chilogrammo di combustibile per la fusione può liberare quattro milioni di volte più energia rispetto a un chilogrammo di carbone, rendendo le centrali a fusione una fonte di elettricità continua e programmabile, indipendente dalle condizioni meteorologiche.
Progresso nella ricerca sulla fusione
Negli ultimi anni, i risultati ottenuti nella ricerca sulla fusione sono stati incoraggianti. Nel dicembre 2022, il National Ignition Facility del Lawrence Livermore National Laboratory ha raggiunto per la prima volta l’ignizione in un esperimento a confinamento inerziale, producendo più energia di quella utilizzata nel processo. Parallelamente, la fusione a confinamento magnetico ha fatto progressi significativi, grazie allo sviluppo di magneti superconduttori ad alta temperatura e all’avanzamento di programmi internazionali come il progetto ITER in Francia, che punta a dimostrare la possibilità di produrre dieci volte l’energia immessa nel plasma.
Il settore della fusione sta entrando in una fase di industrializzazione, con un numero crescente di aziende specializzate nello sviluppo di tecnologie per la fusione. Secondo la Fusion Industry Association, è fondamentale costruire una filiera industriale in grado di progettare, costruire e gestire le infrastrutture necessarie per il funzionamento delle future centrali.
Collaborazioni e iniziative in Italia
Eni è stata tra le prime compagnie energetiche a investire nella fusione, creando una rete di collaborazioni con centri di ricerca, università e partner industriali in Italia, Regno Unito e Stati Uniti. In Italia, Eni partecipa al progetto DTT (Divertor Tokamak Test Facility) promosso da ENEA, dedicato allo sviluppo di componenti per la gestione del calore nei reattori a fusione. Inoltre, la joint venture RH3OVA, costituita da Eni e dalla United Kingdom Atomic Energy Authority, mira a fornire consulenza e soluzioni operative per il ciclo del combustibile, un aspetto cruciale per lo sviluppo commerciale della fusione.